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L'appartenenza oltre la specie

06-11-2021 18:40

Sydney

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L'appartenenza oltre la specie

Tempo di lettura 5'

La parte più estesa del mondo in cui viviamo e mangiamo, di cui usufruiamo e godiamo, è un mondo che è vivo perché è violento. È una realtà che non smette mai di ricordarci in ogni sua forma di linguaggio e prassi: “Io esisto perché qualcun altrə muore”- e a morire è l’autodeterminazione di ogni tipo di animale, sia umano che non umano. Il senso di appartenenza, dunque, può essere intersezionale anche in senso antispecista poiché trasversale è la fonte di una violenza culturalmente legalizzata: la dimensione unilaterale cis-etero-patriarcale, che la promuove come unico suo mezzo di proliferazione e sostentamento. La via più vistosa di questo agire “a una dimensione” (1) è un dominio tentacolare esercitato tra umanз e fra umanз e non-umanз, in quest’ultimo caso sfidata e superata dall’antispecismo, ovvero da una posizione filosofico-sociale che non discrimina sulla base della specie di appartenenza e totalmente opposta allo specismo (2)


La pervasività di tale dominio è tanto alta da rendere tragica la nostra stessa quotidianità, da trasferirsi dal piatto ai rapporti interpersonali. Pensate a un modo per sminuire una persona e annichilirla in uno scontro e penserete a un termine che è specista (e.g: scrofa, scorfano, maiale, porco, vacca), perché assume tra le peggiori condizioni l’essere non-umanə, l’essere fuori da quel consorzio che nell’ottica dominante è l’unico (ma fortemente gerarchizzato al suo interno) in possesso di individualità riconosciute e rispettate. L’animalizzazione di una controparte è tra gli esempi più visibili di come le lotte e l’appartenere si leghino tra loro, perché sistemica nel linguaggio e discriminante per genere (molti insulti specisti sono insulti fortemente misogini) (3). Il genere decide la vita o la morte nelle logiche tese al profitto degli allevamenti intensivi, l’inseminazione forzata e le pratiche chirurgiche eseguite senza alcun consenso da parte degli animali non-umani (4), ricordando la violenza tra umani sulla base di identità di genere e sessualità o gli interventi eseguiti su persone intersex alla nascita (5). I metodi stessi utilizzati per l’uccisione degli animali destinati alla macellazione rimandano spaventosamente a episodi della storia umana macchiati indelebilmente di razzismo e xenofobia. L’immagine che se ne ricava è quella di una mano insanguinata che cerca il controllo attraverso la violenta sovradeterminazione di qualunque individuo, umano e non-umano, che violi i comportamenti normati, incluso il cibarsi di animali.


Se, come affermava Feuerbach, “l’uomo è ciò che mangia” (6), è allora raddoppiato il senso di rottura di chi rifiuta la carne e i derivati animali (7) o solamente la prima, come avveniva per gli orfici. Lo stesso sacrificio animale appare una costante antropologica anche in culture, come quella greca (8), che influenzano alla base quella soprattutto occidentale. In tale ottica, il rifiuto orfico della carne è in forte rottura rispetto alla lettura “ufficiale” dei sacrifici operata in Omero ed Esiodo in quanto cifra rappresentativa di una società fondata su pratiche violente. Simile può essere considerata l’apoliticità di Epicuro e del suo “vivi nascostə”, nell’interpretazione di Adorno (9). Una violenza per la nostra realtà socioculturale che è sistemica, addirittura cannibalica nei confronti dell’individuarsi liberamente, dove per gli animali non-umani diviene anzitutto un individuarsi in senso sensibile: rimanere in vita.


I nodi che legano la violenza di una società ciseteronormata alla sua parte diffusa che vede gli animali solo come uno strumento (ma come con le sue componenti non riesce a resistere alla tentazione di creare gerarchie anche lì) sono dunque stretti e intricati già solo a un primo, generale sguardo. Se tu sei una persona vegana, vegetariana, antispecista o che è semplicemente passata di qui e ora si sta interrogando (ognuna col proprio, personale percorso), se anche tu sentirai, a buon diritto, che il tuo sentire viene condiviso tra comunità così interrelate tra di loro e una scintilla di appartenenza anche tenue ti colpisce, sappi che sarai accoltə a braccia, zampe e pinne aperte.

Fonti:

  1. Ricordando il libro di Herbert Marcuse, L’uomo a una dimensione, trad. it., Torino, 1967.
  2. Brevi definizioni e presentazione, https://it.wikipedia.org/wiki/Antispecismo#Antispecismo_e_transumanesimo e https://it.wikipedia.org/wiki/Specismo (cons. il 31/05/2021). Interessante la pagina Instagram di Veganismo Logico (https://www.instagram.com/veganismologico/?hl=it). In ottica intersezionale, su https://sonolunicamia.com/2020/03/01/lantispecismo-sara-un-movimento-intersezionale-e-inclusivo-o-non-sara-slum/ (cons. 31/05/2021). In dettaglio anche su https://www.globalproject.info/it/in_movimento/sfrutto-dunque-sono-breve-analisi-intersezionale-dellantispecismo/23342 (cons. il 31/05/2021).
  3. Cfr. https://sonolunicamia.com/2020/03/01/lantispecismo-sara-un-movimento-intersezionale-e-inclusivo-o-non-sara-slum/ 
  4. Ampiamente visibili e documentate attraverso il documentario Dominion, disponibile gratuitamente e legalmente al seguente link: https://www.dominionmovement.com/. Altri due documentari, Cowspiracy e Seaspiracy sono disponibili su Netflix.
  5. Per uno sguardo alla comunità intersex, utile il link https://www.intersexioni.it/.
  6. Ludwig Feuerbach, L’uomo è ciò che mangia, trad. it., Torino, 2017.
  7. Una definizione di veganesimo è presente su https://www.vegansociety.com/go-vegan/definition-veganism (cons. iol 31/05/2021).
  8. Marcel Detienne, Pratiche culinarie e spirito di sacrificio, in Jean-Pierre Vernant, Marcel Detienne, La cucina del sacrificio in terra greca, trad. it., Torino, 2014, pp. 9-31.
  9. Francesco Adorno, Alessandria e Atene. Scienza e filosofia, in AA.VV., Storia e civiltà dei Greci, Milano, 2000, vol. IX, p. 66.

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