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Il cammino dell' attivista

06-11-2021 17:56

Gabriella Campanile

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Il cammino dell' attivista

Tempo di lettura 7'

Ero seduta in classe e, durante un intervallo, parlando di omosessualità con alcune amiche, affermai candidamente: «Ma se Dio ci ha creati uomini e donne, vuol dire che uomini e donne devono stare insieme!». Spiegazione alquanto rudimentale per mascherare (veramente male) i miei pregiudizi e la mia ignoranza in fatto di relazioni umane (e non solo). 


Da quel giorno in quarto liceo fino ad oggi sono cambiate molte cose – pensa: adesso scrivo su un Magazine lgbtqia+! – e non è stato soltanto grazie agli studi che ho intrapreso, che mi hanno sensibilizzata rispetto alle condizioni delle minoranze, ma anche per le profonde amicizie che ho stretto negli anni. L’amicizia e, in generale, le relazioni hanno il potenziale meraviglioso di farci vedere le cose da miriadi di prospettive diverse, a un’importante condizione: che siamo dispostз ad ascoltare attivamente le esperienze dellз altrз. 


Ed è proprio raccontandoti della mia esperienza che spero di aiutarti a comprendere perché è importante sostenere attivamente il movimento lgbtqia+ e come farlo.


Torniamo all’ascolto attivo: in estrema sintesi, ascoltiamo attivamente qualcunǝ quando prestiamo la nostra attenzione alle sue parole con l’intenzione precisa di comprenderne pensieri, motivazioni ed emozioni: in sostanza, il suo punto di vista. Non si tratta di sentire ciò che ci viene detto, ma di compiere uno sforzo intenzionale verso la persona che sta parlando, sospendendo il bisogno/impulso di giudicare, commentare, assumere una posizione (1)


Ti assicuro che non è così semplice come sembra, specialmente oggi che siamo spesso chiamatз a pronunciarci su tutto – stile tifoseria allo stadio – o se siamo cresciutз col mito di essere l’amicǝ consiglierǝ. 


Ma cosa c’entra l’ascolto con l’attivismo per i diritti lgbtqia+? Ascoltare le esperienze altrui, specialmente se si tratta di minoranze, è il miglior modo non solo per farsi un’idea delle loro condizioni di vita reali, ma anche di avere un quadro più completo del mondo in cui viviamo. Spesso, infatti, diamo per scontato che soltanto perché la società attuale (almeno quella bianca e occidentale) rappresenta il periodo storico con il più elevato grado di libertà mai raggiunto, allora questa condizione sia universalmente vera ed applicabile. Spoiler: non è così e la ragione per cui la libertà – anche quella banalissima di esistere – non è garantita a tuttз nello stesso modo, si chiama privilegio.


Che ti trovi a un buon punto del tuo cammino come attivista o che sia inciampatǝ in questa parola un paio di volte, magari tra una discussione accesa su Facebook e l’altra, sono certa che la parola privilegio ti abbia, almeno inizialmente, lasciatǝ perplessǝ. Lo so, anche io la prima volta ho pensato qualcosa tipo: ma come si fa ad andare a dire a una persona che non ce la fa ad arrivare a fine mese che è una privilegiata?! Semplicemente, il privilegio è un attributo immeritato e relativo, vale a dire che noi non possiamo decidere di averlo e averlo non ci rende immuni ai problemi della vita. Avere un privilegio significa nascere con delle caratteristiche generalmente accettate, etichettate come “normali” dalla società e dalle quali discendono vantaggi concreti. Può assumere diverse sfaccettature, ma in questo caso ci interrogheremo su due aspetti in particolare: lo straight privilege e il cisgender privilege – vale a dire il privilegio delle persone eterosessuali e la cui identità di genere corrisponde al sesso assegnato alla nascita (2). Nel penultimo capitolo del suo Women don’t owe you pretty, Florence Given ha stilato una lista di domande da porsi per controllare lo status del proprio privilegio cis-etero, tra cui: (trigger warning: se ti identifichi in qualsiasi orientamento sessuale e identità di genere diverse da eterosessuale e cisgender, la lettura di questa lista potrebbe essere difficile);
· Riceverò supporto da amicз e famiglia in caso di relazione romantica?
· Mi sentirei a mio agio a mostrare affetto in pubblico al miǝ partner? Possiamo tenerci la mano per strada?
· Sento di dover nascondere o rivelare la mia sessualità?
· Ho mai subito discriminazione per la mia sessualità?
· Riesco a trovare facilmente informazioni sul sesso e sulle relazioni e/o modelli di rappresentazione adeguati (ad esempio in tv, nei film, ecc.)? 
· Posso parlare apertamente della mia relazione senza temere giudizi o ripercussioni violente?
· Se decidessi di crescere, adottare o insegnare a unǝ bambinǝ, qualcuno mi accuserebbe di imporlǝ la mia sessualità?
· Posso usare in tranquillità bagni pubblici, spogliatoi e camerini?
· Le persone conoscono il mio nome e sanno quali pronomi utilizzare senza chiedermeli?
· Il mio genere è legalmente riconosciuto?
· Quando cammino per strada, mi mescolo alla folla senza preoccuparmi di essere guardatǝ, derisǝ o insultatǝ per via della mia espressione di genere?
· Qualcuno penserebbe che la mia identità di genere o il mio orientamento sessuale sia solo una fase?(4)


Questi sono solo alcuni esempi delle infinite manifestazioni del nostro privilegio. Sono sicura che se ti identifichi come persona eterosessuale e cisgender, avrai risposto alle domande in modo che ti restituissero una valutazione estremamente ampia della tua libertà di espressione. In sostanza, essere etero e cisgender nella nostra società comporta un sacco di rogne in meno, anche in ambiti che non hanno niente a che fare con il tuo orientamento sessuale e la tua identità di genere, come il lavoro – a proposito, sapevi che è statisticamente probabile che una persona veda respinta la propria candidatura per via della propria sessualità? E sapevi che le percentuali aumentano vertiginosamente se la variabile considerata è l’identità di genere? (4)


A questo punto, puoi imboccare diverse strade: se sceglierai di farci i conti, e non sai da dove cominciare, sappi che il tuo privilegio ti concede un ulteriore (ingiusto) vantaggio: la tua voce sarà più ascoltata e tu stessǝ sarai più credibile solo perché eterosessuale e cisgender. Quindi, cosa fare? Innanzitutto, se utilizzi attivamente i social, inizia a riempire il tuo feed di persone, attivistз e/o influencer con caratteristiche diverse dalle tue: prediligi persone di etnie diverse, con orientamenti sessuali e identità di genere differenti, provando a uscire dal binarismo, segui persone con disabilità e ascolta le loro istanze, interessati a movimenti di body neutrality; supporta pagine di movimenti lgbtqia+ del tuo territorio che promuovano ideali intersezionali; utilizza i tuoi stessi canali social come cassa di risonanza per queste persone e i loro vissuti; se puoi, supporta economicamente progetti etici oppure parlane, parlane a chiunque; scendi in piazza quando ce n’è bisogno e rispetta sempre i tuoi limiti e il tuo benessere psicologico (a volte discutere è peggio che fare a botte. PS: non fare a botte assolutamente). Non dimenticare mai di ascoltare: a volte è più significativo, di supporto e sufficiente anche “solo” questo.

Fonti:

  1. FACHERIS, I., Creiamo cultura insieme. 10 cose da sapere prima di iniziare una discussione, Tlon, Roma, 2018.
  2. McCANN, H., CARROLL, G. et al, Il libro del femminismo, (edizione italiana) trad. ita. di DOMINICI M., Gribaudo, Milano, 2019.
  3. GIVEN, F., Women don’t owe you pretty, Octopus Publishing Group LTD, Londra, 2020. 
  4. http://www.portalenazionalelgbt.it/bancadeidati/schede/io-sono-io-lavoro-prima-indagine-italiana-sul-lavoro-e-le-persone-lesbiche-gay-bisessuali-e-transgendertransessuali.html – link consultato il 03/06/202

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