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Sei postille fuori dai binari

11-16-2021 13:47

Sydney

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Sei postille fuori dai binari

Tempo di lettura 5'


Preparatevi, questa volta sarà diverso. Il numero del mese è incentrato sull’identità e non posso fare a meno di rendere questo breve articolo più personale. Molto probabilmente, non ci saranno neanche tante fonti (e per unə aspirante filologə non è affatto cosa da poco).

Oggi, voglio veicolare il mio senso di identità di persona transgender non binaria, pansessuale e anche religiosa. Il tutto in poche, semplici postille, forse un po’ nervose.

 

  • Esisto

Ebbene sì, potrà sembrare scontato ma, credetemi, non lo è. Tra persone (rigorosamente cisnormate) che parlano del “fluidgender” fino all’Accademia della Crusca con il suo focus costante su una identità genderfluid che deve oscillare per forza tra i poli immancabili di maschile e femminile (senza sapere che esistono infiniti generi e combinazioni possibili), potrebbe essere stato difficile vedermi. Forse ero un’entità fluttuante, un poltergeist fra gli interstizi delle vostre vite. Eppure, sono qui, in carne e ossa.
Vi dirò di più, sono una persona a 360 gradi, con sogni, desideri, emozioni, hobby e passatempi. Perché, sì, le persone non binarie non sono esseri astratti, ma possiamo essere le persone che conoscete e che amate. Possiamo essere ovunque: familiarƷ, amicƷ, fidanzatƷ, genitorƷ e anche figliƷ. E la lista continua all’infinito. 
Certo, io sono una persona non binaria, nello specifico agender e demigirl, ma sono una persona che studia filologia, che ama la storia, che legge racconti dell’orrore, ama i film e i dolci, soprattutto quelli al cioccolato, e le mandorle. E sono anche una persona che a sua volta ne ama un’altra ed è amata. 

La prossima volta che mi incontrerete, dunque, non sarò solo “il non binario” (con annesso misgendering), ma sarò anche una persona che potrebbe diventare vostra amica o darvi ripetizioni di latino e greco. Insomma, sarò una persona che non è solo e unicamente la definizione che si è scelta, sarò anche tanto altro. E dovete ricordarlo.

 

  • Posso avere qualunque espressione di genere

Avete letto bene. Anzitutto, no, l’espressione di genere non è necessariamente e deterministicamente legata alla propria identità di genere. Qualunque persona può scegliere in libertà ciò più le piace e che la mette a proprio agio, o anche ciò che è più comodo. Proprio come l’abito non fa il monaco, un vestito non fa per forza il genere della persona.
Dare per scontato che una persona non binaria debba essere solo androgina, bianca, senza peli, magra e con il flat chest, vuol dire applicare le stesse categorie binariste, abiliste, cisnormate che vogliono incasellare e appiattire un’intera persona per renderla facilmente “riconoscibile”. Non funziona così, la realtà è sempre più complessa. 

Posso essere male presenting ed essere sempre non binariə, anche perché (ma forse non ci avrete pensato) se addirittura uno stato intero non mi tutela, ho anche paura. Paura di essere discriminatə, aggreditə, insultatə o anche peggio. E il recente affossamento del DDL Zan non fa altro che legittimare culturalmente, se non proprio legalmente, le discriminazioni e le violenze ai danni delle persone queer. 

 

  • Sono una persona queer religiosa (1)

Una persona queer non è tale solo se è atea. L’educazione che riceviamo qui in Italia, solitamente (ma non sempre) incentrata sul Cattolicesimo, crea veri e propri traumi spirituali. Anche io me ne sono allontanata, vivendo per anni come atea, eppure le mie esigenze spirituali non si sono mai assopite, finché non sono diventatə musulmanə. E tuttavia in modo per niente ortodosso, perché le religioni monoteiste e abramitiche hanno un fortissimo impianto patriarcale, che giorno dopo giorno, nella mia pratica personale, cerco di decostruire con fatica. Nel fare questo adotto modalità e anche divinità neopagane (sì, se avete dimenticato anche questo, esiste anche il Paganesimo). Tutto questo mi esclude anche dai canali della mia fede principale, quella musulmana, ma preferisco essere devotə ad una o più divinità con cui posso accordare la mia identità, piuttosto che preferirne una con cui degli oppressori giustificano la loro violenza. La mia queerness passa anche attraverso la mia identità da convertitə, ereticə e paganə. 

 

  • Posso usare tutti i pronomi che voglio

Che io sia una persona non binaria non implica la necessità del neutro. Una persona può scegliere qualunque pronome desideri e con cui si sente più connessa. Nel mio caso è sia il femminile, talvolta il maschile, che lo schwa.

Una persona non binaria può usare anche o solo pronomi binari. E solo a ləi è la scelta.

Infine, se la mia lingua non contempla ancora un uso, anche istituzionalizzato, per il neutro, posso agire in modo da farmi includere anche nella lingua, perché devo poter avere gli strumenti per esistere linguisticamente. La mia lingua deve poter parlare anche di me.

 

  • Una persona non binaria può avere qualunque orientamento sessuale e/o romantico 

L’orientamento sessuale e/o romantico non è legato alla propria identità di genere e può essere qualunque combinazione di quelle infinitamente possibili. Una persona non binaria può essere asessuale e biromantica, eterosessuale e aromantica, etc. Le tessere con cui comporre il proprio, unico mosaico sono illimitate e non sono necessariamente legate alla mia identità di genere.

Oh, e riguardo al mio orientamento, non è una fase ed esiste, anche quello.

 

  • “È solo una fase” 

E se anche fosse?! L’autodeterminazione passa anche attraverso il questioning e la trasformazione, e questo non cancella la validità di una persona. Detto questo, no, la mia non è “solo una fase”, ma qualcosa che solo con enormi sofferenze sono riuscita a individuare, anche linguisticamente, e capire. Un percorso tanto lungo, intenso, e intimo non può essere invisibilizzato da una frase del genere. La fase, semmai, per me è stata l’eterosessualità e pensare che fossi un uomo. E ho ancora tanto da decostruire, perché non potete neanche immaginare quante cose l’educazione eterocisnormata faccia interiorizzare, anche a una persona AMAB (ancora, se avete vuoti di memoria vi ricordo altro: anche le persone AMAB posso essere non binarie).

 

Potrebbe essere molto più lunga la lista, toccare numeri a più cifre, ma mi hanno dato un word count e l’esperienza umana è troppo densa e articolata per tenerne il conto. Io vi ho esposto qualche punto, qualche tratto di me. Ma avete dei compiti per casa, davvero molto semplici se vi ci applicate: ricordare e imparare ancora e ancora e ancora. Che siate persone queer a vostra volta, che non lo siate e siate ally, se una persona a cui tenete ha avuto il coraggio di rendersi vulnerabile (2) davanti a voi e vi ha confidato qualcosa di così profondo e importante, non smettete mai di andare a fondo e di espandere, letteralmente, il mondo.
 


Fonti:

  1. Cfr. su Instragram il profilo di Sveva Basirah Balzini, per spunti molto interessanti.
  2. Cfr. https://www.ted.com/talks/brene_brown_the_power_of_vulnerability?language=it (cons. il 01/11/21).

 

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