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Amare il mio corpo

02-16-2022 14:47

Paoli

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Amare il mio corpo

Tempo di lettura 5'

Amare il mio corpo significa svegliarmi ogni giorno e respirare, e sapere di essere in vita. Non sempre volentieri. Non sempre con facilità. Ma essere in vita - e vivere, ed esistere, e contribuire con il battito del mio cuore all'energia dell'universo - mi porta a pensare, a crescere, a imparare. 

Amare il mio corpo significa a volte non amarlo. Significa non riconoscermi nel riflesso allo specchio, significa piangere, significa gridare, significa desiderare di poter estirpare la mia pelle e cambiarla con quella di qualcun altro - cambiarla con qualcos'altro.

Amare il mio corpo significa correre a perdifiato fino a sentire l'aria bruciarmi nei polmoni, polpacci che tremano, gambe che cedono e che mi fanno cadere di faccia nell'erba. Significa nuotare e dimenticarsi del mondo all'infuori del mare, immergersi tra le alghe e sorridere ai pesci che guizzano e si nascondono senza fare rumore.

Amare il mio corpo significa prendere un pennello e lasciare che le mie dita dipingano girasoli bellissimi tra le crepe nel cemento. Perché se dall'asfalto possono nascere fiori, cosa impedisce che sboccino anche su di me?

Amare il mio corpo significa accettare che non sempre questo coincida con la mia persona. A volte galleggio nell'aria, coscienza fluida come acqua e mutaforme come il fumo. A volte grido, ma non mi sento. A volte tremo senza fare alcun rumore. A volte mi sfioro - polpastrelli sulla pelle, capelli incastrati tra unghie spezzate e respiri che entrano senza poi più uscire - ma non mi percepisco. Tutto è troppo ovattato. Troppo distante. Il mio corpo è lì, davanti a me, sogno sfocato e impalpabile che mi costringe in una dimensione in bilico tra lucidità e terrore - il mio corpo è davanti a me, ma non riesco a raggiungerlo.
Alcuni la chiamano follia. Altri non sanno nemmeno che esiste.
Ma se per me fosse realtà?

Amare il mio corpo - si, amare il mio corpo spesso è più complicato del previsto. Non sempre io sono il mio corpo. Non sempre il mio corpo è me.

Ma se questo involucro di carne e pelle e vasi sanguigni - se questo contenitore che porta il mio nome è il mio unico modo per comunicare con il resto dell'universo - il mio unico modo per respirare con l'universo, sentirmi parte di esso e contribuire alla vita con la mia vita - allora forse (forse) più che amore merita rispetto.

Neanche rispettare il mio corpo è facile. Ma ci posso provare. Non per gli altri o per l'universo - questo universo da me tanto agognato anelato cercato per una necessità di apparteneneza o un bisogno di condivisione - non tanto per l'esterno, ma per me.

Per i respiri.

Per i riflessi non corrisposti.

Per le corse a perdifiato.

Per le nuotate nel mezzo dell'oceano.

Per i fiori, i colori, i capolavori dipinti sulla mia pelle.

Per la vita.

Rispetto.

Per me, rispetto. Potrò non amarmi ma posso imparare a rispettarmi.

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