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Quattro amiche, un aperitivo e tanti problemi

05-19-2022 01:30

Silvia Selviero e Gabriella Campanile

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Quattro amiche, un aperitivo e tanti problemi

Tempo di lettura 20'

Vi piace fare amicizia? Vi presentiamo quattro nostre amiche che ci hanno accompagnato per tanti anni. Accomodatevi e ordinate pure l’aperitivo, si parte!

 

Ciao stronzettзззз! Sedetevi con me, sono già al terzo margarita, quindi mi perdonerete se sono più sboccata del solito! Non fate finta di non riconoscermi, dai, è palese: sono io, la Cicciona Simpatica™, o meglio, quella che è costretta ad essere simpatica per compensare il fatto di essere grassa e, automaticamente, non bella (1). Ok, qualcunə mi conosce anche come quella che “ha un viso così bello! Se solo perdesse qualche chilo sarebbe perfetta!” ma in ogni caso, i rotoli di grasso che fuoriescono dai leggings che mi ostino a indossare senza “potermelo permettere” non ingannano nessunə ahahahah!

Allora, lasciate che vi parli un po’ di me, che tanto lo sapete, ho un po’ la fama di essere logorroica: sono quella a cui sono dedicati gli sparuti reparti di vestiti dalle lusinghiere taglie comode, forti o curvy, come si dice adesso. Capito quali? Quelle che nei negozi normali sono relegate in fondo, come se fossero roba porno! Eheh, lo vedo come evitate di incrociare anche solo lo sguardo dellз commessз che si occupano di quei settori! Sia mai si pensi che siatз grassз!

Sono quella sgraziata, perennemente presa di mira per il suo peso sin da bambina, quando viene immancabilmente iscritta danza e messa in coppia solo con personcine di simil stazza.

Non importa, poi, quanto io mi lavi o ci tenga alla mia igiene personale: sarò sempre associata a sensazioni sgradevoli come l’unto o il sudaticcio perché, non serve che ve lo ripeta, sono grassa!

Inoltre, possiedo dei poteri speciali, unici a dire il vero. La mia sola presenza, infatti, riesce – come per magia – a trasformare in dottorз specializzatз in scienze dell’alimentazione tutte le persone che mi conoscono (e non). E non solo: ‘stз stronzз iniziano, puntualmente, ad esercitare gratis la professione elargendomi consigli su come potrei perdere dei chili e raggiungere l’agognato (nonché unico) obiettivo di ogni donna: la bellezza. Che carinз siete a preoccuparvi per me! Soprattutto quando vi improvvisate pure guru della moda e iniziate a scrivermi questi elenchi pieni di no: al rogo i vestiti attillati, i colori fluo, le calze a rete, le gonne corte… Insomma, alla fine tutto quello che mi resta sono anonimi vestiti informi o di fantasie modestamente dimenticabili perché il mio corpo va nascosto, camuffato o “valorizzato” (2).

E magari questi “no” si limitassero al dress code, mannaggia a voi! Sapete che altro non posso permettermi di fare? Beh, innanzitutto devo essere perennemente a dieta perché è inaccettabile che io non faccia niente per perdere questo dannato grasso (3). Poi guai a me se esco coi capelli fuori posto o senza manicure! Un po’ di decenza, che già sono grassa, almeno un minimo di bella presenza ve lo devo! Per non parlare, poi, della mia femminilità. La mia risata sguaiata mi tradisce, così come le mie battute piccate e volgari. Ma tranquillз! All’occorrenza, per non far trasparire nemmeno la più vaga impressione che io passi il mio tempo a invidiare i corpi delle altre donne, sono pronta a lodarle di continuo e pubblicamente. E già che ci sono, essendo simpatica™, mi impegno pure a farvi fare due risate quando mi incastro in una sedia non pensata per il mio tipo di corpo o, addirittura, la sfondo! Aspettate un attimo che a furia di ridere mi è saltato un bottone, ahahahah! *BUUURP* ops, scusate! Il margarita si fa sentire, ahahahah!

Lo so cosa state pensando: sei grassa, cosa vuoi? Mettiti a dieta e fai esercizio! Perché se c’è una certezza incrollabile è che il mio grasso sia una colpa: evidentemente non ci provo abbastanza, a dimagrire, o sotto sotto non lo voglio nemmeno perché “non mi voglio abbastanza bene”. Che la vergogna si abbatta su di me!

A poco serve argomentare che tutti i tipi di fisico sono ugualmente validi e degni, che il corpo, o meglio, il peso di una persona è influenzato non solo da alimentazione ed esercizio fisico, ma anche da fattori sociali, economici e psicologici (4): resta comunque che io sono una grassona e se non dimagrisco nemmeno con diete che assomigliano al digiuno, allora me li merito ‘sti chili di troppo e tutto il body shaming connesso. Che poi, amichз miз, il peso stesso è un singolo parametro che va contestualizzato insieme ad altri fattori, ma che ve lo dico a fa’? Mi sono ridotta a dover giustificare la mia esistenza in ogni modo, con delle scuse che ormai anche voi conoscete bene! Le ossa grosse vi dicono niente?! E non si dica che non sono autoironica!

Poi, se ho anche solo una parvenza di fama, ci sarà sempre chi mi accuserà di promuovere uno stile di vita malsano e di non essere un buon esempio! Capite, pure se pubblico una foto di me in vacanza mi appioppate il compito di educarvi! Ma dico, chi ve se inc*la?! Ahahahahah!

E mentre voi litigate nella sezione commenti della mia foto al mare, non posso fare a meno di sentirmi in difetto per il solo fatto di esistere. Anche se non sono famosa, ci sarà sempre qualcunə prontə a demolire il mio aspetto raccontandosi che lo fa per me, per spronarmi a dimagrire. Un genitore, unə amicə, unə figliə della merda che mi urla insulti dal finestrino della sua auto in corsa.

Devo sempre giustificare ogni centimetro di spazio “in più” che occupo perché è impensabile che il mio corpo possa piacermi, o che addirittura non m’importi di conformarmi a questo o quello standard di bellezza.

Per quanto io ci provi a mandar giù tutto questo, la verità è che spesso soffro tantissimo, così tanto che sarei disposta a fare di tutto pur di perdere peso e diventare finalmente degna! Poco importa se, poi, finisco con lo sviluppare un disturbo del comportamento alimentare, se vengo presa meno seriamente dai medici, con conseguenze pericolose per la mia stessa vita (5), o se, finché non raggiungo il numerino ideale sulla bilancia, mi precludo esperienze di vita perché non saprei tollerare sguardi e commenti di disgusto (6).

Poi, certo, potrei anche strafottermene e in molte lo fanno. Ma sapete quanta fatica costa costruirsi uno scudo che faccia scivolare via tutte le accuse e battutine che insinuano il mio essere trasandata, trascurata, avida, ingorda, pigra, priva di forza di volontà e chi più ne ha più ne metta!? Anche in senso benevolo, eh! Su di me non si fa che parlare d’altro anche quando volete farmi un complimento: “sei molto coraggiosa a mostrarti così come sei, ti ammiro!”, perché io non mi posso permettere di essere un essere umano complesso.

Io sono la mia ciccia. Questo è il mio stereotipo.

 

Salve, sono la Secchiona Sfigata! ™️ E dopo questa presentazione torno a rotolarmi nella forfora e nelle cartacce che lanciate contro il mio banco in prima fila, visto che dagli ultimi posti mi cacciate sempre. Oh, volete ch’io parli? … Di solito sono semi muta o mi lancio in sproloqui mal intelligibili, ma questa volta cercherò di esser chiara, al solo scopo di farvi conoscere la desolazione che mi contraddistingue. Allora, che dire di me? Oltre a parlare come un libro stampato, indice di quanto sia poco avvezza a mescolarmi con la gente del mio secolo, sono ovviamente sprovvista di qualsivoglia accenno di sensualità. Poiché mi sono imposta di essere pura astrazione, vivere solo nella mia testa, i vestiti sono quisquilie per me, ed è per questo che indosserò quelli smessi della Caritas se tutto va bene e quelli di mia nonna se tutto va male. Non mi “curo”, onta suprema per qualunque donna. Indosso occhiali non alla moda per gli anni in cui mi trovo, la mia pelle è un coacervo di costellazioni di brufoli, e i miei capelli color topo sono irrimediabilmente raccolti in una modesta coda di cavallo. Appena apro bocca si può notare uno sciccosissimo apparecchio, e quando la chiudo gli immancabili baffi obbrobriosi.

Da piccola intellettuale quale sono, sappiate che sono anche pesante. Non so cosa sia l’ironia, so solo copiare le battute di grandi classici della letteratura che decontestualizzate suonano incomprensibili. Non conosco la cultura pop e faccio una fatica gargantuesca a cogliere riferimenti o doppisensi – salvo poi sottolinearlo con un’esclamazione quando l’ho capito, rendendo ancora più evidente la mia ignoranza. La mia vita è consacrata al miglioramento costante, e questo ad onta dei miei voti. Perché, sapete, al giorno d’oggi va di moda essere sexy e brava a scuola, giacché alle donne viene imposto di essere perfette in tutto. La cool girl è ambiziosa quanto basta per non trascurare lo studio, sebbene ogni cosa le venga naturale e la ottenga senza il minimo sforzo. Lei non sgobba sui libri, ma sa dare l’idea di essersi impegnata alle persone più grandi. Ottiene qualunque cosa, mentre io temo di non saperne mai abbastanza e mi perfeziono fino all’inverosimile. Ecco perché l’equazione buoni voti = Secchiona Sfigata™️ non è più valida come un tempo.(7)

Io non sono da ammirare né per i miei modi, che trasudano pesantezza, tristezza, bruttezza, né per le mie prestazioni scolastiche, marchiate a fuoco da ciò che serve ad affinare il mio sapere e dai comuni parametri entro cui una ragazza viene ritenuta vincente sia dal corpo docenti sia dalla sua classe.

Ovunque ricevo il messaggio che la mia propensione per il dibattito intellettuale e per il farmi una cultura sia sbagliata. Sono anche le persone adulte di riferimento a dirmi che dovrei “farmi una vita”, sicché ne desumo che quella che ho io non sia una vita. E i libri? “I libri sono per la gente che non sa affrontare la vita vera!”, mi strillano a ogni piè sospinto. I miei genitori, talvolta, si rammaricano che la mia troppa intelligenza mi apra gli occhi sulla bruttezza del mondo, impedendomi una beata ignoranza che mi renderebbe felice. Dacché, ricacciata all’indietro, messa alla gogna, esiliata, non mi resta che coltivare un’aria sprezzante e snob per mascherare le ferite, e limitarmi a osservare voyeuristicamente coloro che una vita ce l’hanno. Gioco a fare l’antropologa, ma non capisco nulla. Cerco di imparare, ma i miei tentativi sono infruttuosi. Mi invento coordinate altre della realtà per non dovermi misurare con essa. E se trovare persone con cui farmela è tanto dura, non posso che sperare di sfogare le mie pulsioni con una vittima futura.

Cosa c’è? Non lo sapevate? Più colta sono, più perversa divento.

Non è forse vero che ho qualcosa che non va per la società benpensante? Non sono forse trattata come un’appestata?

E quale miglior modo di coltivare aggressività repressa (e di sfuggire alle blandizie delle fantasie erotiche comuni) se non esplorando parafilie nel privato?

Tutto questo incrementa il kink shaming.

Tutto questo è una profezia che si autoavvera in un mondo che incoraggia solo le espressioni più stereotipate del piacere e punta il dito verso quelle additate come pericolose o non facilmente codificabili. (8)

Tutto questo non tiene in conto di come io possa vivermele, né del mio codice morale, visto che della mia opinione troppo avulsa dalla realtà non importa a nessunə.

Tutto questo si traduce in ansia da prestazione, timidezza e fobia sociale, e può portarmi anche ad intraprendere la strada di una ulteriore infelicità, quella della Femminista Acida™️.

Tutto questo incrementa la mia Sindrome dell’Impostora, la sensazione di essere storta dentro, incapace, troppo sacrificata e repressa o non abbastanza da mascherare la mia inadeguatezza recitando un ruolo socialmente accettato. (9)

Tutto questo, infine, può significare tanta aggressività repressa e incanalata in azioni distruttive. E non credo servano molte parole per descrivere la voragine che potrebbe aprirsi contro me stessa e contro altrз, se smettessi di avere speranza e fiducia in entrambз. O se smettessi di coltivare un pensiero mio, di fare ricerche mie. O anche, se perdessi la voglia di mettere in discussione lo status quo e pensassi anch’io di essere condannata alla solitudine.

Davvero, non fatevi illusioni su questo punto.

Non esiste angolo del mondo in cui – coadiuvata dalla mia scoliosi/lordosi/cifosi sotto il peso della borsa di libri – mi portino i plantari che mi riservi un trattamento diverso. Ostracizzazione, battutacce, pubblico ludibrio, a parte, forse, in mezzo ad altrз disadattatз come me. Che io squadri il mondo dall’alto in basso coi miei occhietti miopi e privi di trucco, o che sia una disperata alla ricerca di briciole di attenzione, sono sbagliata. Sbagliata. Sbagliata.

Io sono la mia cervellocità. Questo è il mio stereotipo.

 

Ma ciao, amorini! Sono La Bionda Scema ™️ e sono qui per farvi ridere di me alla grande! Purtroppo siccome non sono sempre e solo americana non posso inframmezzare i discorsi con un “like” ogni tre per due, ma a prescindere dalla lingua sono stupida, ignorante e incolta. Non serve che parli, lo si capisce dalla faccia. Gli uomini meno garbati dicono che ho la “faccia da pompinara”, e la mia vocina lenta e acuta contribuisce alla fama di stupidità. Di solito mi vesto in modo convenzionalmente sexy (ma più spesso sguaiata perché mi viene detto che “mostro troppo”) e perennemente di rosa perché nella nostra epoca strilla femminilità. Sono popputa, col culo sodo e truccatissima, ho delle unghie laccate e mi si fa felice con una barca di soldi e vestiti. Ma la cosa che mi caratterizza di più ovviamente sono i capelli: vaporosi e biondi, come un quadro dell’Ottocento, talvolta cotonati come le supermodelle degli anni Ottanta, e che dovrebbero simboleggiare nello stesso tempo un’eleganza che mette in soggezione le altre donne e una poracciata volgare come le labbra a canotto rosso fuoco o i perizomi leopardati! Infatti, cucciolotti, diciamo le cose come stanno, sì? Io non sono qui per essere desiderata, non importa quanto mi sforzi; sono qui per essere sfottuta, al massimo per richiamare un oggetto sessuale da usare e di cui abusare, e poi vado gettata via in favore di donne non bionde e dunque non finte. Oggi quelle come me “colpiscono”, mentre tutte le altre donne “rapiscono”! I capelli d’oro sono scontati e superati, incarnano l’ideale di bellezza bianco di tanto tempo fa, e quindi, per non essere noiosa o banale, devo sperare che la svaporata procacità di Marilyn Monroe e la ricchezza capricciosa di Paris Hilton mi ispirino ancora – anche se adesso sono circa quindici anni che vanno di moda le sorelle Kardashian! Ce la farò? Chi lo sa, ihihih! Parte del mio personaggio è essere super competitiva anche quando oggettivamente non ho chance di vincere e vado a sbattere contro un muro! Così voi riderete della mia presunzione, no? Scema e presuntuosa, ricchissima e viziatissima: sbellicatevi di tutti i difetti che espongo in bella mostra, e smerdatemi se insisto di valere qualcosa!

Oh, questo è per le altre donnine, sturate le orecchiuzze: non dimenticate che in quanto bionda io sono anche l’ancella del patriarcato. Odiarmi è lecito, persino incoraggiato, se siete donne intelligenti, di valore e con capelli di altri colori. (Se invece per disgrazia siete nate come me, affrettatevi a tingervi)

Io sarò sempre la somma di tutto ciò contro cui combattete, dunque vado benissimo come bersaglio facile. Persino nel più profondo dei discorsi, cercate di ficcarci in mezzo un “Le donne brillanti e vere saranno sempre delle compagne di vita migliori di una bionda svampita”, un “Non vorrai certo essere il tipo di uomo che si ritrova tra dieci anni a bere scotch in uno squallido bar con una squallida bionda”, e se non ci riuscite optate per un sempreverde “Abbiamo scelto di chiamarci 4 Non Blondes perché a differenza della bionda madre di famiglia californiana, che si schifava a mangiare tranci di pizza raccattati per strada, noi siamo donne autentiche, fuori dagli schemi, ribelli!”. (10) (A seconda dell’occorrenza potete dipingermi come una pesante germofobica retrograda o un’allegra incosciente di infezioni sessualmente trasmissibili, non vi preoccupate: comunque vada sarò nel torto)

Insomma, tatine, ciò che conta è che abbiate capito. Ogni volta che descrivete il prototipo della donna oggetto, a prescindere dall’evidenza del contrario, dite che siano tutte come me: vi manderò un bacio per avermi citato. Sparlate pure! Usate contro di me tutto lo slut shaming che non usereste mai per altre categorie! Incoraggiate le polarizzazioni sessiste, protette dalle convenzioni sociali! Ihihihihihihih!  

Vi è mai capitato di sentire che chi avesse una preferenza per il mio colore di capelli ovviamente avesse una preferenza per la bellezza ariana e dunque fosse razzista, o almeno destasse il sospetto di esserlo? E sapevate che l’assimilazione tra il mio aspetto e la brutalità del Nazismo è talmente forte che persino di Greta Thunberg a causa delle sue trecce bionde si è detto, per screditare i contenuti del suo attivismo: “Le bambine, soprattutto quelle bionde, con le trecce e le guance rosse, erano spesso utilizzate nella propaganda nazista. Era una vecchia tecnica di Goebbels. Sembra davvero che ai giorni nostri la destra progressista stia ancora imparando il suo gioco da una sinistra precedente negli anni Trenta”? (11)

Adesso, alcune versioni di me sono state bellezze fredde e un po’ fighe di legno e quindi hanno avuto il diritto di essere intelligenti, lo ammetto. Cattive, furbe, subdole e pugnalatrici alle spalle, ma non sceme. È il caso della protagonista di Basic Instinct e di alcune delle bionde di Alfred Hitchcock. Ma sapete cosa le lega comunque alla mia versione più recente? Il fatto che siamo false, inaffidabili, negative e di noi non ci si possa fidare. (12) Per questo siamo le prime a morire negli horror, di solito seminude: perché siamo state delle troie e andiamo punite, o perché siamo troppo sceme per sopravvivere!

Come? Non ci avevate fatto caso, piccinз? In Suspiria Dario Argento ha filmato con minuzia di dettagli gli omicidi delle donne bionde del film, dalla prima all’ultima, e ha a malapena accennato quello di una bruna – e la Final Girl destinata a salvarsi è bruna. Fa così in buona parte dei film della sua produzione. E non è un caso, credetemi: basta spararsi la stragrande maggioranza dei film horror per rendervi conto che la donna che muore per prima, e muore male, è bionda. Di solito moriamo dopo una scopata, perché siamo state ingannate e colte di sorpresa durante; o nel macchinone del maschio bianco etero basico che corteggiavamo; o durante la toeletta in bagno, dove siamo state inseguite; o mentre scappiamo con grida disumane; o supplicando di essere risparmiate; o comunque senza un briciolo di dignità. Morti eroiche? Macché! Dovete ridere di me, rassicurarvi e sentirvi più intelligenti, voi non avreste mai fatto questa fine!

Vi ricordate con quanta morbosità l’amatissima serie di Twin Peaks abbia dovuto sviscerare stagione dopo stagione l’enigma del brutale omicidio della bionda Laura Palmer, studentessa modello di giorno e adolescente sessualmente disinibita, drogata e allo sbando di notte? E Fuoco cammina con me, che ripercorre tutte le tappe della settimana prima della sua uccisione? E Marion Crane, l’iconica bionda in Psycho, che strilla come un’ossessa nella vasca da bagno quando il killer Norman Bates la sta pugnalando a morte? Quanti memini che ci abbiamo fatto sopra! E la “sgualdrina” di Quella casa nel bosco, il cui quoziente intellettivo si abbassa quando le droghe che assume le schiariscono i capelli, e per continuare ad approfittarsi di lei continuano a drogarla e imbiondirla? Non vi fa sbellicare?

Sapevate che nell’originale in inglese il saggio femminista Il Mostruoso Femminile si chiama ‘Bionde Morte e Cattive Madri: Mostruosità, Patriarcato, e la Paura del Potere Femminile’, e che ha dedicato alle bionde morte un capitolo intero? (13)

Sapevate, anche, che Alfred Hitchcock, grande torturatore della psiche e non solo di donne bionde nei suoi film, ha dichiarato: “Le bionde sono le vittime migliori, sono come neve ancora vergine su cui le impronte insanguinate si vedono meglio”? (14)

Un massacro, davvero! Non è spassosissimo?

Oh, amorini, a proposito: lo sapete che questa cosa non si ferma ai film e alle serie TV? Elliot Rodger, il femminicida che a Isla Vista ha ucciso una mezza dozzina di donne e ne ha ferite il doppio per poi suicidarsi, nel 2014, ha ucciso principalmente ragazze bionde. Le vedeva come il pinnacolo delle donne superficiali, crudeli e meschine che gli avevano negato sesso e relazioni, e grazie a loro tutto il genere femminile era diventato degno di odio ai suoi occhi. (15) Se l’è addirittura presa per il rifiuto di una ragazza bionda che all’epoca dei fatti aveva dieci anni, mentre lui ne aveva dodici. (16) E i forum di incel che lo osannano come un martire non ci pensano due volte a dargli ragione anche sulle sue (bionde) vittime!

Sapevate anche che per tutte queste cose ha senso desumere che all’epoca del delitto di JonBenét Ramsey, baby modella, lз giornalistз abbiano indugiato così tanto con foto e dirette sul suo corpicino massacrato, sui dettagli del collo impiccato, dei genitali violati, anche perché essendo lei bionda e facendo i genitori di tutto per farla combaciare con lo stereotipo fosse più facile disumanizzarla e ipersessualizzarla, nonostante avesse solo sei anni?

E sapete che all’epoca dell’orrore che coinvolse Fortuna Loffredo, anche lei una bambina di soli sei anni stuprata e uccisa defenestrandola, Corrado Augias dopo aver detto cose molto condivisibili ha dichiarato pure che i suoi boccoli biondi lo disturbavano, perché denotavano una sessualità precoce, una bambina che si stesse atteggiando come una sedicenne e perciò si fossero smarriti i punti di riferimento a causa di questo “stridore”?17

A questo punto ci arrivo persino io che sia più insulsa e meno femminista delle altre donne, stuprarmi e ammazzarmi dia più soddisfazione, sia meno degna di essere amata/desiderata, e la mia vita valga meno! Voi no? Ihihihihihihih!

Incredibile come da Bionda Scema ™️ io sia riuscita a mettere d’accordo sia i sessisti, desiderosi di sfogare le loro frustrazioni sui corpi delle donne più “facili”, sia le femministe e le “donne intelligenti”, delle quali incarno le ansie sul patriarcato. Il mio aspetto, i simbolismi che ci hanno tirato sopra, la mia sessualità sono il capro espiatorio di entrambe le categorie! Ed è incredibile come mi si accusi di essere più potente di chiunque altrə, ma di fatto sia bloccata nell’impotenza, ihihihihihihih!

Io sono i miei capelli. Questo è il mio stereotipo.

 

Non ho proprio voglia di partecipare a questa farsa, ma ormai… vabbè. Siete consapevoli che stiamo solo facendo il gioco del patriarcato, ricordandogli tutti i nostri stereotipi, sì? Ho sempre avuto il sospetto che voi siate un po’ sue ancelle, soprattutto tu, Bionda Scema™️ e i tuoi vestiti tutti rosa, ma adesso ho la conferma.

Sono la Femminista Acida™️, l’incubo di ogni festa e di ogni maschilista.

Di me se ne dicono di tutti i colori, ma la cosa incredibilmente ironica è che sono cambiata veramente poco dalle mie sorelle degli anni ’70: tanto per cominciare, non mi rado. Ho scelto di protestare contro gli standard di bellezza impossibili di questo secolo e ho fatto dei rasoi e della ceretta i miei nemici giurati, come il 99% delle persone e delle cose, del resto. Per strada mi riconoscerete dalle tinte bizzarre e scolorite dei miei capelli, dai capezzoli che spuntano da ogni maglietta che indosso, rigorosamente second hand o vintage – perché il reggiseno è uno strumento di costrizione del patriarcato e l’ho bruciato insieme alla mia stima per il genere maschile – e, infine, dallo spiacevole olezzo che emano. Ho dichiarato apertamente guerra agli uomini e a tutto ciò che me li ricorda; quindi, vi sarà facile capire perché ho rinunciato agli spruzzi di sapone liquido e alle vagamente falliche saponette – a cui comunque non avrei mai dato il consenso di strusciarsi sul mio corpo.

Con me non si può parlare, in primis perché non ho tempo: a differenza vostra, mi impegno tantissimo a combattere le disuguaglianze di genere e non c’è settimana che passi senza che io abbia organizzato una marcia di protesta – a proposito, questa settimana scenderemo in piazza a protestare contro gli uomini che ti salutano per sbaglio, io porto il megafono. Poi, poiché penso sempre di avere la verità in tasca, pare che conversare con me non sia molto piacevole, soprattutto perché sono sempre pronta a far notare quanto ogni vostro gesto sia permeato dal sessismo, strillandovi in faccia e aggredendo le vostre maniere fintamente gentili: NON OSATE APRIRMI LA PORTA PENSANDO DI ESSERE GALANTI. Inoltre, la mia resting bitch face (17) non ispira certo chiacchiere e convenevoli, ma meglio così! Preferisco di gran lunga passare il mio tempo a guardare film indipendenti, ascoltare musica cantautorale e masturbarmi con pornografia etica. Niente che i vostri discorsetti sul “prendere le cose con più leggerezza” possano battere!

Come la mia amica Secchiona Sfigata™️, infatti, io sono pesante: ogni parola proferita potrà essere usata contro di voi e posso giurare che lo farò.

Ogni conversazione che non si concluda con l’invito a superare il vostro Medioevo intellettuale, potete star certз che terminerà con una lista infinita di saggi, documentari e articoli utili a squarciare il vostro velo d’ignoranza – che, fidatevi di me, più che un velo è una polverosa coperta di lana – finendo in entrambi i casi a farvi sentire stupidз e aggreditз.

La rabbia, infatti, è ciò che mi contraddistingue di più e non ho paura di esprimerla nei modi più disparati, come avrete notato. Dai cortei in piazza agli sguardi intrisi di rancore che vi rivolgo, sembra che il femminismo mi abbia resa più incattivita che serena, più stronza che libera.

Nessunə mi sopporta, se non la ristretta cerchia di Femministз Acidз come me, ed è anche impensabile che io possa avere una relazione. Su questo punto, convivono due scuole di pensiero:

-        Per la prima, io sarei una Troia sotto mentite spoglie, quindi essenzialmente una morta di cazzo (perché gira sempre tutto attorno a quello, ricordiamocelo) frustrata dal non poterlo avere a causa del mio aspetto totalmente deviante dagli standard di bellezza e per il mio caratteraccio. La mia insistenza sul tema del consenso, inoltre, ha fatto nascere l’idea che sia necessaria la stipula di un contratto anche per tenermi la mano. Ne va da sé che sono destinata a rimanere zitella, con la sola compagnia dei miei libri e dei miei atteggiamenti da troia sessuofoba.

-        Per la seconda, invece, l’impossibilità di essere gradita agli uomini, mi spingerebbe a cercare conforto tra le braccia di altre donne, perché chiaramente le lesbiche esistono solo in funzione del non aver mai/ancora provato il pene. Una sorta di ultima spiaggia delle relazioni amorose e sessuali.

Tuttavia, nemmeno una presunta vita sessuale serve a chiudermi la bocca, a farmi smettere di continuare a leggere altri libri femministi, smentire le vostre cazzate misogine e trovare nuovi intoppi in questa società patriarcale. Quando non mi viene suggerito di acquistare un giocattolo sessuale dalla forma fallica, infatti, mi viene detto in malo modo di farmi una vita, che è letteralmente ciò che cerco di fare rivendicando una società più equa. Altrettanto spesso, tutto ciò che faccio o dico è automaticamente bollato come estremista o superfluo: si sprecano i pensa ai veri problemi che compaiono sotto ai post in cui parlo di mansplaining (18) e, in generale, tutta la mia credibilità va completamente a farsi fottere, specialmente quando parlo pubblicamente, per il solo avere osato di raccontare cose scomode.

Inoltre, non c’è modo di fare che non mi faccia cadere in errore, perché se parlo di femminismo vengo accusata di non fare altro; se non mi pronuncio attivamente su fatti e/o eventi, mi viene chiesto “che fine hanno fatto le femministe?”.

Se sono aggressiva, il contenuto passa in secondo piano e mi viene fatto tone-policing.

Se sono accomodante, nessuno mi ascolta.

Non importa quanto valide siano le mie argomentazioni o la mia rabbia verso un sistema che mi vuole zitta e in disparte: l’aura di minaccia che mi porto dietro farà sempre paura e invaliderà ogni mia azione, relazione ed emozione.

Io sono la mia acidità. Sono il mio stereotipo.

 

I nostri stereotipi li conosciamo bene, anche meglio di chi prova a rivoltarceli contro.

Sappiamo che essere donne in una società maschilista e misogina è difficile, sia dentro che fuori dallo standard.

Per questo non abbiamo paura a rivendicare le caricature in cui siamo incastrate e farle nostre, svuotandole della loro piattezza. Che tu sia una Cicciona Simpatica™️, una Secchiona Sfigata™️, una Bionda Scema™️, una Femminista Acida™️ o tutte insieme, ricorda che non sei il tuo stereotipo.

Sei molto di più.


Fonti:

  1. Il saggio di ENGELN, R., Beauty Mania – Quando la bellezza diventa ossessione, Harper Collins, Milano, 2017 esplora nel dettaglio il legame tra bellezza e magrezza. Un esempio alla pos. 108.
  2. Utilizzando le parole di FARRELL, E. A., Fat shame – lo stigma del corpo grasso, Tlon, Roma, ed. 2020 l’approccio della società e della medicina rispetto al corpo grasso ha sempre ruotato intorno all’eliminazione del grasso – anche con rimedi estremi – piuttosto che al suo stigma.
  3. Un esempio simbolico per tutti: il giornalista Davide Maggio che ci fa sapere che “gambe importanti” non possono indossare le calze a rete. https://www.corriere.it/spettacoli/festival-sanremo/notizie/emma-marrone-davide-maggio-calze-gambe-4a7a7112-89e5-11ec-ab70-14f9e3dc0d34.shtml (link consultato il 07/03/2022).
  4. A tal proposito, Edoardo Mocini, medico specialista in alimentazione, fa un eccellente lavoro divulgativo sul suo profilo Instagram: @edoardomocini_.
  5. Il capitolo 5 della seconda parte del saggio di ENGELN, R., op. cit., è dedicato agli effetti del body shaming nella vita delle donne e, in particolare, sulla loro autopercezione ed autostima, dimostrando che il fatto di non essere magre venga percepito come un forte difetto caratteriale. Sono, inoltre, raccontati casi reali di donne che hanno sviluppato disturbi del comportamento alimentare (anche) a causa del body shaming subito.
  6. 6. Nel testo di WANN, M., Fat! So? Because You Don’t Have To Apologize for Your Size!, 1998, menzionato in FARRELL, E. A., op. cit., pp. 277-283, l’autrice include l’indossare indumenti a righe orizzontali, il rifiuto ai farmaci dietetici e fare il bagno da nudз tra le azioni di cui le persone grasse non dovrebbero vergognarsi.
  7. Cfr. gli studi del Mensa con relativa bibliografia sulle persone ad Alto Potenziale e sulle loro discontinue prestazioni scolastiche e sociali: https://mensaitalia.medium.com/intelligenza-uguale-infelicit%C3%A0-4ef36b0bef24
  8. Cfr. l’analisi che questo link fa dello stereotipo e delle sue cause nella rappresentazione mediatica: https://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/BrainsAndBondage
  9. Cfr. gli studi sull’ipersuscettibilità alla sovrastimolazione ivi citati: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0160289616303324?via%3Dihub
  10. La dichiarazione delle 4 Non Blondes sull’origine del loro nome: http://whatsinabandname.com/view/293/4%20Non%20Blondes
  11. https://www.tpi.it/ambiente/greta-thunberg-nazista-bambina-20190923454967/
  12. Cfr. il contenuto di questo video di The Take, che esplora la storia delle bionde sceme nel cinema, nella letteratura e nei secoli: https://www.youtube.com/watch?v=LCeH19PIk8U&pp=ugMICgJpdBABGAE%3D
  13. JUDE ELLISON SADY DOYLE, Il Mostruoso Femminile. Il patriarcato e la paura delle donne, trad. di Laura Fantoni, Tlon, 2021.
  14. Cfr. questa analisi del sadismo dimostrato da Hitchcock solo verso le donne bionde nei suoi film e le sue dichiarazioni in merito: https://www.thehairpin.com/2017/01/the-problem-with-hitchcock-blondes/
  15. Cfr. Le dichiarazioni di Elliot Rodger sulle donne bionde, sulla misoginia, sulla donna che ritiene gli abbia ispirato i femminicidi con relative foto: https://www.dailymail.co.uk/news/article-2639555/Meet-model-named-Santa-Barbara-killer-reason-saw-women-mean-cruel-heartless-creatures.html
  16. Le dichiarazioni della famiglia di lei: https://www.9news.com.au/world/pretty-blonde-girl-cannot-remember-mass-shooter-elliot-rodger/bb5db2aa-38e7-4281-864e-8e53cdb1d468
  17. L’espressione resting bitch face (traducibile come: faccia da stronzo/a) è usata per descrivere l’espressione facciale di persone che sembrano arrabbiate o infastidite quando, in realtà, sono in uno stato di relax o neutralità. L’articolo al seguente link spiega perché si tratta di un concetto dannoso, applicato soprattutto alle donne: https://theweek.com/articles/815496/insidious-sexism-resting-bitch-face (link consultato il 07/03/2022).
  18. Il neologismo mansplaining indica l’atteggiamento paternalistico tipicamente maschile di conodiscendenza con cui gli uomini tendono a spigare in maniera volutamente semplicistica qualcosa di ovvio, conosciuto o di cui la donna è esperta, partendo dall’assunto di saperne di più/meglio. Il perché non sia semplice arroganza, nonché il primo chiarimento di questo concetto, è meravigliosamente spiegato in SOLLNIT, R. Gli uomini mi spiegano le cose, Adriano Salani Editore, Milano, ed. 2017.

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