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Io sono rabbia

07-25-2022 20:00

Gabriella Campanile

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Io sono rabbia

Tempo di lettura 8'

Mi sveglio.

Apro gli occhi e resto distesa ancora per un po’, cercando di rubare altro sonno alla veglia, di massimizzare il tempo passato a letto – amo il letto, amo dormire.

Poi mi alzo, non connetto troppo bene finché non mi sfilo il pigiama e mi infilo in una tenuta semi-sportiva, afferro il mio tappetino e mi lancio in quindici minuti di yoga.

Mentre mantengo le posizioni e ascolto la voce della guida, il corpo si risveglia e la mente pure, serena, tranquilla, con il solo obiettivo di mantenere il focus sull’esercizio.  

Ripongo il tappetino e inizio il mio pasto preferito della giornata: la colazione. Latte vegetale freddo con cereali al cioccolato, una generosa porzione che finisce col trasformare il mio latte in una bevanda al cacao e non potrei essere più felice di iniziare un’altra giornata.

Poi prendo il telefono. Apro Instagram. Scrollo i post dellз miз attivistз preferitз e la mia bolla felice, costruita con tanta dedizione, scoppia: scoppia precisamente nel momento in cui decido di aprire la sezione commenti di qualche post con idee che apprezzo e rivendico.

Solitamente inciampo su qualcosa di sessista, maschilista, tossico, omolesbobitransafobico ed ecco che inizia il declino: indipendentemente da come andrà il resto della giornata, nel mio cervello si attiva comunque un meccanismo di contenimento del danno – che solitamente funziona perché sono una brava bambina e funziona più o meno così: (1)

«È sveglia da poco più di 20 minuti, non posso accettare che le si rovini già la giornata. La spingerò a cliccare un video di pappagallini per farle tornare il sorriso…»

«Rassegnati, Gioia, adesso è mia. Deve fare i conti con me o le conseguenze non saranno piacevoli. Tristezza e Disgusto sono già sveglie e sono dalla mia parte, stavolta»

«No, Rabbia, fatti da parte! Sai benissimo che quando TU esplodi, il suo sollievo è solo momentaneo: ok, avrà anche ragione ad arrabbiarsi, ma la ragione è una magra consolazione rispetto alle sensazioni che ne conseguiranno: finirà col sentirsi fuori posto come sempre, con quella convincente impressione di aver sbagliato ad infiammarsi, di essere uscita dal suo ruolo di ragazza mite e tranquilla e si affretterà a tornare sulla sua retta via e dato che alla fine ci tornerà, tanto vale non uscirne proprio, no?»

«Tu la fai sentire sbagliata perché vuoi monopolizzarla. Non può essere sempre felice e nemmeno sempre triste – ti vedo, Tristezza, non è il tuo momento, ma il mio. Ha bisogno di me, adesso»

«Mi permetto di dissentire. Io mi faccio in quattro per farla arrivare a fine giornata con un bilancio positivo! È già complicato abbastanza senza di te, Rabbia, quindi ecco fatto: ha cliccato su un video di cacatua che strillano e sta sorridendo»

«Potrà anche essere, Gioia, ma lo sai anche tu che è soltanto una distrazione. Io resto in attesa del mio momento – che arriverà, puoi starne certa.

Per troppo tempo avete represso forzatamente la mia energia, credendo che evitare conflitti sia la strada migliore per la pace. In realtà non li state evitando, ma sopprimendo: sai benissimo che (almeno) il 50% delle risposte che lei darebbe nelle conversazioni quotidiane sono dei grossi, sonorissimi vaffanculo. E avrebbe ragione a farlo.

Sai quante frasi sessiste inghiotte in nome della pace? Sai quanti comportamenti sgraditi tollera perché è convinta che la cosa peggiore che le possa capitare sia un turbamento della quiete? Si, Paura, ce l’ho anche con te. Eppure, la quiete si turba lo stesso, non servo di certo io. Ma voi preferite scomodare Tristezza – che le toglie ogni input vitale – o Paura – che, ve l’ho detto, la paralizza – pur di non dar sfogo a me»

«Non è vero quello che dici! Tu, come tutte le altre emozioni, godi di un veicolo espressivo importante: il dialogo con lз amichз. Sai che lei si sente sicura a parlare di te con loro e molto spesso le fiamme ardenti del tuo incendio si affievoliscono spontaneamente grazie all’estintore più potente di tutti: la comprensione. Quando ti esprime con loro si sente compresa e accettata in uno spazio sicuro. Sa che può permettersi di essere la femminista acida (2) e incazzata che (ogni tanto) è, sa che TU non verrai percepito come una caratteristica tipicamente non adatta a una signorina (3), che la tua espressione non sarà imputata alle mestruazioni (4) o alla frustrazione sessuale (5). Quindi smettila di farmi passare per una maniaca del controllo! Io voglio solo che sia felice, non dico sempre, ma almeno la maggior parte del tempo o quanto meno prima di andare a dormire. Ti sembra così irragionevole?»

«No, quello che dici ha senso e io stesso ringrazio che abbia amicizie fidate in cui io sono libero di esistere senza vincoli. Ma sai anche di cosa ho bisogno? Di scagliarmi contro chi la fa arrabbiare in prima battuta. Ciò che lei racconta allз amichз è una versione rielaborata di me: è la sua versione, non la mia. Prima che tu possa parlare di controsenso, ascoltami: quando le capitava di prendere un bel voto ad un esame, tu, Gioia, eri la sua prima, spontanea chiamata emotiva. Poi, dopo averti metabolizzata, raccontava ad altre persone di essere felice per il voto – ma quella felicità raccontata è diversa da quella provata in prima istanza, concordi? È un privilegio per me essere oggetto dei discorsi con le persone di cui si fida, ma capisci che ho bisogno di essere anche io una reazione spontanea quando è necessario. Avrei voluto farle urlare, in un coro sinergico con Paura e Disgusto, “che cazzo vuoi?” al tipo che l’ha seguita fuori dalla metro guardandola con un sorriso da Joker? Sì. Avrei voluto farle alzare il dito medio e urlare insulti ogni volta che qualche tizio che si crede padrone del mondo le ha fatto catcalling? Assolutamente sì. E ogni tanto, quando voi siete distratte, lei ci prova: risponde in maniera piccata a qualche commento su Instagram, intavola qualche discussione appassionata con conoscenti o familiari. Ma poi sai cosa succede? Si silenzia. Cancella il commento, ammorbidisce la posizione. La scintilla che le invio e che la rende frenetica nel desiderio di esprimere ME, si soffoca non appena intuisce di star deragliando. E credimi, il più delle volte la sua non è nemmeno rabbia distruttiva: sa che creare ponti è meglio che smantellarli. Gioia, io so che le persone non si augurano certo di essere arrabbiate o tristi o impaurite, ed è per questo che questa testa la guidi tu. Però io ho bisogno di quel minimo di spazio che ci consenta di carburare e cooperare»

«Devo dire che non ci avevo mai riflettuto… non posso negare che mi sforzo tanto di mantenere alto l’umore, ma non mi ero accorta che ciò andasse a tuo discapito. È solo che mi viene più facile cooperare con Tristezza, Paura e Disgusto: sai quanto le piace sdrammatizzare le situazioni tese con l’ironia. Ma io e te, che siamo così diversi, come possiamo sostenerci a vicenda?»

«Tanto per cominciare, potremmo prendere la sua curiosità e il suo amore per la lettura e trasformarle in un’occasione per rivalutarmi: ricordi quando le abbiamo fatto leggere Liberati della brava bambina? (6) Forse non te ne sei accorta, ma quella è stata una delle rare occasioni in cui abbiamo cooperato: abbiamo analizzato insieme il problema senza nome, lo abbiamo identificato e abbiamo scoperto che una delle fonti delle sue insicurezze è insita nel modo stesso in cui la società imbriglia il potenziale delle donne. Lo abbiamo rifatto quando ha letto Il mostruoso femminile (7) apprendendo quanta sofferenza si perpetua, interiorizzata, passando da donna a donna come uno scomodo testimone. O, ancora, quando ha divorato Spezzate (8) imparando che quando una donna fallisce, c’è sempre un coro che quel fallimento non solo lo applaude, ma lo aspetta e pronostica.

Tu le hai dato sollievo, le hai fatto sentire che ciò che prova ha un nome e una storia. Io le ho dato la forza: la forza di elaborare, di andare avanti, di scrivere pezzi come questo, di difendere le persone oppresse e di dar loro una voce.

Io sono rabbia e non sono un nemico, sono un veicolo, uno spazio reclamato e occupato, un grido di giustizia che squarcia il silenzio».

Io sono rabbia: una donna che ha imparato a mettersi da parte e che prova disfarsi di questa autocensura, una persona che si incazza e ha tutto il diritto di farlo.


Fonti:

 

  1. Il testo che segue si ispira volutamente alle meccaniche del film della Disney Inside Out (2015). É incentrato sulle interazioni tra le emozioni “personificate” di Riley, una ragazzina undicenne alle prese con alcuni cambiamenti importanti nella sua vita. Le 5 emozioni (Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura) popolano un quartier generale situato nella sua mente e influenzano i suoi ricordi. Mi servirò di questi personaggi per spiegare cosa succede nel mio quartier generale in modalità attivista quando mi arrabbio.
  2. Abbiamo parlato dello stereotipo della femminista acida nell’articolo di SELVIERO, S., CAMPANILE, G., Quattro amiche, un aperitivo e tanti problemi in «Storie di corpi: trasformazioni, lotte, riappacificazioni», Degenderate Magazine n. 7 di Luglio 2022, consultabile al seguente link: “https://www.degenderatemagazine.com/blog-detail/post/161149/quattro-amiche-un-aperitivo-e-tanti-problemi (link consultato il 17/06/2021)
  3. La rabbia delle donne e, in generale, delle minoranze oppresse è sempre stata un’emozione profondamente scomodo e politico. Per una riflessione interessante sul tema, si veda DULBECCO, A., «La rabbia è uno strumento di ribellione, anche le donne devono poterla esprimere liberamente», The Vision, 23 settembre 2021, consultabile al seguente link: https://thevision.com/attualita/rabbia-donne/ (link consultato il 17/06/2022)
  4. Mi riferisco a una delle esperienze più comuni nella vita di una persona utero-munita, cioè il sentirsi chiedere, in risposta a un’affermazione o comportamento rabbioso, «ma hai il ciclo?». Non dico che sia sempre intenzionale, ma affermazioni come questa hanno l’effetto di delegittimare la rabbia e invalidarne le cause.
  5. Si tratta di un altro “grande classico”, spesso utilizzato per invalidare il punto di vista femminile nelle discussioni, facendo coincidere la rabbia femminile con la mancanza di attività sessuale.
  6. Cfr. GANCITANO, M., COLAMEDICI, A., Liberati della brava bambina, Harper Collins, 2019.
  7. Cfr. DOYLE, J. E. S., Il mostruoso femminile, Tlon, 2021.
  8. Cfr. DOYLE, J. E. S., Spezzate, Tlon, ed. 2022.

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