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Spencer: uomini, donne e case infestate

01-16-2022 19:58

Marlo Candìa

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Spencer: uomini, donne e case infestate

Tempo di lettura 7'

Dopo aver finito di guardare Spencer, in concorso quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia, ho pensato: le storie di case infestate non moriranno mai. Sì, perché il nuovo biopic di P. Larraín su Lady Diana, per metà uno studio di personaggio e per metà un dramma psicologico, è girato come The Shining. E la combinazione funziona, per motivi quasi antropologici. Dovunque ci sia un edificio, un segreto inconfessabile e una galleria di personaggi isolati, nasce spontaneo il racconto di case infestate.

A giudicare dal successo di American Horror Story, The Haunting, i reboot di cult come Picnic at Hanging Rock e tanti altri, la cultura pop dei nostri giorni continua ad avere il gusto del gotico. Più vecchio dell’horror di almeno un secolo, il gotico è più di una sottocategoria: è un modo di pensare. Una sensibilità tipicamente occidentale per la famiglia, le gerarchie, i rapporti di genere e la sessualità. La storia di case infestate, in particolare, riporta questi conflitti alla loro unità minima: il luogo dove si coabita.

Una casa vive su più dimensioni. È uno spazio ovviamente, ma è anche un tempo, cioè l’insieme degli eventi lì accaduti, e degli eventi possibili al suo interno. Lo spazio ordina l’azione. Se c’è una scala si può salire e scendere, se c’è una porta si può aprire. E se avvengono irregolarità, se un fantasma attraversa una parete, anche la violazione ha un significato inscindibile da quello della sua regola.

Una simile doppiezza riguarda i personaggi. Può essere “haunted” un edificio, cioè stregato, ma può essere “haunted” anche una persona, cioè perseguitata, ad esempio da dubbi, segreti o sensi di colpa. Ogni casa ha il suo cast di abitanti, con diverse intenzioni, simpatie e antipatie, ma se allarghiamo il campo ci accorgiamo che la stessa abitazione è un personaggio, la radiografia di una personalità piena di istinti contrastanti, oppure di una società fratturata e in lotta. Al centro del racconto, non a caso, abbiamo spesso una giovane donna, che ottiene la casa e che prima o poi ne vuole scappare. Ma da cosa scappa, di preciso?

Dipende dalla casa. Se ogni abitazione è un personaggio, allora ciascuna ha la sua identità… a partire dal genere. La mia suggestione è che esistano case a tendenza femminile e case a tendenza maschile, dalla struttura architettonica ai movimenti dei personaggi, fino al significato della storia.

 

1)Case femminili

 

Un esempio chiaro di casa femminile al cinema è Suspiria di Argento. Per cominciare non è una normale abitazione, ma una scuola di danza. La presenza maschile è ridotta al minimo. L’autorità è tutta al femminile, e anche il pericolo ha il volto di una matriarca.

Mentre la protagonista arriva, un’altra ragazza fugge in direzione opposta. La tensione principale delle case femminili è fuori-dentro/dentro-fuori, un movimento orizzontale che rievoca un gorgo, le contrazioni di un ventre materno. Il segreto da svelare ha una collocazione nello spazio, e per le case femminili si tratta di un doppio fondo, una quarta dimensione collocata al centro dell’edificio. I mostri al femminile, di solito streghe, vamp, e altre incarnazioni di un femminile inquietante e cannibale, hanno il loro antro nel cuore nascosto della casa. Il viaggio a spirale della giovane fino al covo dell’antagonista è la sequenza più famosa del film, e la sinergia con la colonna sonora, l’intrecciarsi labirintico della ragazza (la celesta) fra le pareti ostili della casa-megera (il suono basso, forse un drone) la rende ancora più suggestiva.

Nelle case al femminile, l’eroina incontra la propria ombra. L’ombra oppressiva della madre. Il potenziale distruttivo nel suo essere donna, anche con le altre donne. La morale di queste storie oscilla fra la responsabilità e la repressione: sconfiggere il mostro vuol dire, a seconda dei casi, accettare di essere adulte, oppure rinunciare alla propria agency.

In ogni caso, fallire la prova significa morire non sbocciate. I fantasmi femminili sono spesso catturati nell’atto di scendere o salire le scale che portano al piano terra, per sempre attirate verso il cuore segreto della casa, senza poter più entrare né uscire.

 

2) Case maschili

 

Un senso di verticalità, un movimento alto-basso/basso-alto, caratterizza le abitazioni al maschile. Oggi possono essere grattacieli o progetti sperimentali nascosti fra le montagne (Ex Machina), una volta erano monasteri, collegi o palazzi. La casa al maschile si trova dove il potere privato si sovrappone al potere pubblico e sociale. Il castello di Dracula è forse l’esempio più famoso, il re benevolo delle fiabe trasformato in un mostro.

Un’ansia delle gerarchie familiari, sociali e sessuali pervade queste storie, la paura e il desiderio di sconfiggere e di essere sconfitti. Il segreto pericoloso si trova nel punto più basso o più alto dell’edificio, perché è un segreto relativo al potere. Nei film horror le infestazioni più distruttive, come quelle demoniache, partono di solito dalla soffitta o dalla cantina.

Protagonista di queste storie è spesso un ragazzo alle prese con un tiranno più grande e potente, fra la necessità di sconfiggerlo, la paura di diventare come lui e l’ambiguità del legame che li collega. Quando protagonista è invece una ragazza, il gotico volge alla fiaba nera e alla romance, svelando il suo grande antenato: Barbablù. Come Dracula morde al collo, Barbabù sposa le donne per poi sgozzarle e appende in una stanza proibita i loro corpi, indistinguibili dalle altre cose belle e preziose che possiede.

 

 

3) Case queer

 

Quelle che ho raccontato non sono regole, sono motivi con cui giocare. Se un film, una serie o un romanzo inventano qualcosa di nuovo, è solo un tassello in più da aggiungere al puzzle infinito.

Il gotico ha una lunga tradizione queer.  Il mostro come metafora di identità e desideri irregolari è uno dei suoi topoi più ricchi, e la mescolanza di maschile e femminile è spesso usata per provocare nel pubblico reazioni inaspettate, di attrazione e repulsione. Per questo la maggioranza delle case infestate, pur avendo una maggiore tendenza al maschile o al femminile, sarà in fondo sempre queer: solo se lo status quo è messo in crisi può accadere una storia.

La casa di Spencer, Sandringham House, è sotto molti aspetti queer. Né il principe Charles è del tutto un Barbablù, né si può definire una megera l’ambigua regina Elisabetta. Non sappiamo fino a che punto Diana sia sorvegliata o protetta da cameriere, cuochi e maggiordomi. Non sappiamo nemmeno i risvolti della sua relazione con la guardarobiera Maggie. Quello che importa è che Diana può fare la sua scelta, a patto di accettare le conseguenze, e fuggire dalla prigionia alla libertà, dal passato al presente, dal gotico alla Storia, dal ruolo di fanciulla inerme a quello di donna e madre.


Fonti:

  1. GEORGE HAGGERTY, Queer Gothic, University of Illinois Press, Chicago, 2006.
  2. ANNE WILLIAMS, Art of Darkness: A Poetics of the Gothic, University of Chicago Press, Chicago, 1995.
  3. DARIO ARGENTO, Suspiria, Seda, Italia, 1977.
  4. ALEX GARLAND, Ex Machina, DNA Films, Regno Unito, 2014.
  5. STANLEY KUBRICK, The Shining, Warner Bros, Stati Uniti d’America, Regno Unito, 1980.
  6. PABLO LARRAÍN, Spencer, Komplizen Films, Fabula, Shoebox Films, Germania, Cile, Regno Unito, 2021.
  7. PETER WEIR, Picnic at Hanging Rock, The Australia Film Commission, McElroy & McElroy, Picnic Productions Pty, Ltd. E Z, Australia, 1975.
  8. ALEXIS MARTIN WOODALL, PATRICK MCKEE, ROBERT M. WILLIAMS JR.., NED MARTEL, LOU EYRICH, EVAN PETERS, American Horror Story, 20TH Television, Stati Uniti d’America, 2011 on.
  9. DAN KAPLOW, KATHY GILROY, The Haunting, Amblin Television, Paramount Television, Intrepid Pictures, Stati Uniti d’America, 2018-2020.
  10. MICHAEL RYMER, LARYSA KONDRACKI, AMANDA BROTCHIE, Picnic at Hanging Rock, Freemantle Media Australia Australia, 2018.

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