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Bisessualità nei mass media: istruzioni per l’uso

05-19-2022 01:05

Silvia Selviero

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Bisessualità nei mass media: istruzioni per l’uso

Tempo di lettura 15'

Ah, il mio caro vecchio orientamento sessuale e romantico. Che gioia parlarne.

Quello che “forse non esiste”. (1) Che sembra “un comodo limbo per non dover ammettere di essere gay” (soprattutto per gli uomini, ma non solo). (2) Che sarebbe “la versione meno rivoluzionaria dell’omosessualità”. Che in caso di relazione che all’esterno faccia apparire eterosessuali è tacciata di godere di un “privilegio”. Le ultime due cose le ho cercate di smentire, nel mio piccolo, per conto di Orgoglio Bisessuale, in un articolo con degli studi che mostrano le maggiori discriminazioni a cui siamo sottopost3 rispetto alle nostre controparti gay e lesbiche. (3) Il fatto che la rappresentazione conti, invece, l’ho detto nel primissimo numero della nostra rivista, quando ho citato l’ipotesi di agenda setting e la diretta correlazione tra il benessere delle persone LGBTQIA+ e il vedersi descrivere in maniera accurata nei mass media. (4) Ma in generale, sebbene sia sempre più sdoganata la presenza di personaggi bisessuali nei media, c’è ancora un sacco di lavoro da fare.

In che modo si può andare oltre gli stereotipi e il conseguente stigma quando si propongono storie di persone bisessuali (o pansessuali, polisessuali come me, omnisessuali e qualunque orientamento non monosessuale) nei media? Io vi propongo un decalogo.

 

1.     Gli uomini bisessuali esistono

Secondo un report di GLAAD per la stagione televisiva 2016-2017, su 278 personaggi LGBTQIA+ regolari sullo schermo ci sono stati 64 donne bi e 69 donne lesbiche, dunque ragionevolmente bilanciate. Tuttavia, per le controparti maschili, abbiamo avuto 115 uomini gay e solo 19 uomini bi! (5) Perché questa disparità (che negli anni a venire non è ancora stata colmata)?

Il primo motivo è che viviamo in un mondo che assume più spesso che no lo sguardo di un uomo cis etero desiderante nell’inquadrare i personaggi (si veda il mio articolo sul Male Gaze pubblicato lo scorso numero in merito) (6), e trova più eccitante/meno disgustoso creare situazioni in cui delle donne stiano con altre donne e/o con uomini. Le donne bi sono facili da ipersessualizzare, dando per scontato che saranno aperte a una threesome o che non siano persone serie, e risentono maggiormente di una visibilità malsana e oggettificante. Questa è anche la ragione per cui esistono più casi dichiarati di Unicorn Hunting che di Pegasus Hunting. Visto che gli uomini bisessuali non rappresentano un’attrattiva per lo sguardo desiderante che va per la maggiore, quello di uomini cis etero, che senso ha disturbare le fantasie erotiche di questi ultimi ricordandogli che la bisessualità non sia riservata solo alle signorine? E visto che la bisessualità spesso è usata per comunicare qualcos’altro del personaggio anziché essere esplorata in una storia a sé stante (ma ci arriverò in seguito), tipo la sua promiscuità e la sua trasgressività, e quindi si presta bene per la feticizzazione delle donne, che senso ha per il pubblico preferenziale di uomini etero voler feticizzare altri uomini? Per questo l’attrazione o la feticizzazione degli uomini bi è riservata al massimo a pochi prodotti di nicchia, destinati o a uomini achillei o a donne attratte dagli uomini. Nel primo caso, all’interno della comunità achillea, devono vedersela con l’assunto che siano “degli stalloni virili poiché mezzi etero” (quando essere bisessuali non è un misto di eterosessualità ed omosessualità!), desiderabili in quanto abbastanza virili da avere una parte attiva sessualmente, e poi disprezzabili per la solita storia che siano meno “radicali” e “affidabili” degli uomini gay. Nel secondo caso, se sono feticizzati dal pubblico femminile di nicchia, è perché vengono trattati esattamente come le donne bi ipersessualizzate dagli uomini cis etero. Quante donne col pallino del porno gay hanno avallato il Pegasus Hunting? Fin troppe, e poiché al pubblico di massa non importa non ci sono manco abbastanza studi a demistificarlo!

Il secondo motivo per cui mancano tanti uomini bi all’appello è da ricercarsi nell’idea un po’ vera un po’ falsa che l’identità femminile sia più fluida (e in seconda istanza la loro sessualità). (7) Se nel mondo in cui viviamo essere uomini vuol dire essere “tutti d’un pezzo, duri e puri”, ed essere caratterizzati principalmente dal “non dover sembrare delle donne”, è ovvio che la fluidità sessuale si accetterà maggiormente per i personaggi femminili, ma sembrerà per i personaggi maschili solo indecisione ripugnante, ambiguità inaffidabile, immoralità e “vigliaccheria per non dover fare un coming out completo” (come se dichiarare di essere bisessuali fosse incompleto!).

È anche la ragione per cui si ipotizza che esistano molti più uomini bi nell’armadio rispetto alle donne, che ci sia oggettivamente una grande difficoltà a reperire esperienze di uomini bi per i sondaggi e le inchieste mentre le donne rispondano abbastanza bene, e che come conseguenza si ipotizzi che la bisessualità maschile sia ancora più un miraggio di quella femminile.

Ma come la nostra comunità tutta non si stancherà mai di ricordarci, essere invisibili non è un privilegio. E andare oltre gli stereotipi significa anche assumersi il rischio di rompere la cappa di ignoranza in cui alcuni personaggi sono racchiusi. È tempo che gli uomini bisessuali abbiano rappresentazioni complesse e sfaccettate, relazioni significative con persone di più di un genere in momenti diversi o nello stesso momento, ed essere simpatici o antipatici, ammirevoli o riprovevoli, lasciare traccia di sé o essere tutto sommato dei tizi qualunque, in numero sempre maggiore.

 

2.     Le donne possono anche intrecciare relazioni serie tra di loro e senza finali tragici

Avete mai sentito parlare del concetto della Lesbian Until Graduation? (8) È il trattamento riservato a tanti personaggi femminili bisessuali, che hanno relazioni con donne da giovani ed inesperte ma si sistemano con uomini quando maturano. Tralasciando la bicancellazione con cui nel nome coniato per questo fenomeno le ascrivono all’essere lesbiche (quando invece essere bisessuali non cambia a seconda del genere della persona con cui si intreccia una relazione in un dato momento!), ciò che esprime è quella tendenza a credere che le relazioni con gli uomini siano più importanti, e che le donne che si definiscono bisessuali amino limonare con altre donne solo per attirare l’attenzione maschile. (Cosa sfruttata assai anche dalle ragazzine etero che adottano tale definizione per sembrare più trasgressive agli occhi degli uomini) Suggerisce subdolamente che le altre donne siano un diversivo, che le storie con loro valgano meno, che siano un allenamento a qualcosa di più grande e migliore. E viviamo in una cultura che, dal tiaso di Saffo alle Romantic Two Girls Friendships dipinte in tanti anime e manga, ci sguazza allegramente in questa ambiguità e in questa “edulcorazione” dei legami tra donne saffiche. (9)

Se a questo ci aggiungiamo anche la tendenza a far crepare male i personaggi saffici (10), a far finire tragicamente le storie tra donne (Willow e Tara di Buffy sono solo la punta dell’iceberg) e la sindrome della poiana presente in così tante opere (che non comincia affatto nel 2001 da L’altra metà dell’amore), vediamo che lo stigma assuma proporzioni elefantiache. (11) Quindi, le donne sarebbero in generale più lagnose e musone degli uomini, le relazioni tra donne sarebbero destinate a una maggiore pesantezza e tragicità rispetto a quelle tra una donna e un uomo, e la bisessualità femminile e l’attrazione saffica sarebbero condanne all’infelicità se non arriva l’uomo giusto?

Premesso che ogni esperienza di vita sia valida, molte direbbero il contrario. Sarebbe il caso di celebrare complicità, divertimento, serietà, impegno anche delle coppie o delle polecole saffiche. Perché donne così e relazioni così esistono. E sarebbe il caso di raccontarle qualche volta di più.

 

3.     La bisessualità non dovrebbe essere usata per dire “qualcos’altro” del personaggio 

Ho ancora nelle orecchie l’eco delle parole riservate alla vittima dello stupro di Fortezza, in cui il suo essere bi è servito ad assolvere gli stupratori, poiché era un soggetto “fragile ma creativo”, con tutto lo slut shaming che ne è derivato e l’abilismo sulla sua salute mentale. (12)

Anche davanti a casi meno drammatici poiché fittizi possiamo dire che la rappresentazione mediatica delle persone bi sia diversa da quella di gay, lesbiche e trans. Forse anche a causa di tanti film che giravano attorno all’omosessualità e al transgenderismo dell3 protagonist3 c’è stato un effetto normalizzante, che ha consolidato la percezione del pubblico secondo cui definirsi tali fosse legittimo. Sì, se il pubblico è discriminatorio sarà comunque percepito come deplorevole, ma si metterà meno in dubbio che gay, lesbiche e transgender esistano.

Quando i personaggi sono bi, invece, il loro orientamento sessuale e romantico serve per esprimere qualcos’altro. Se tutto va bene li può rendere anticonformisti e “atti a sperimentare la vita a 360 gradi”. Se tutto va male – e questo di solito è il caso – li rende inclini a promiscuità, immoralità, segretezza, intrinseca perversione, infedeltà, immaturità e malvagità.

Cito senza indugio Le Cronache dei Vampiri di Anne Rice. Nei libri quasi tutti i vampiri sono bisessuali. Eppure nella trasposizione cinematografica del cult Intervista col Vampiro si è insistito molto di più su quella di Lestat poiché era il “cattivo” della situazione. Louis poteva sembrare un poveretto da lui tentato, e comunque ritrovava un po’ di “normalità” tra le braccia di una vampira, rifiutando anche un altro “malvagio” vampiro maschile in futuro. In soldoni, Louis sembrava “più etero”, puro e scagionabile, Lestat era perso nella sua depravazione “bisessuale”.

Peccato che non ci sia alcuna correlazione tra l’avere un determinato orientamento sessuale e/o romantico e il livello di moralità o immoralità dimostrato. Dichiararlo anche implicitamente con tanti casi simili a quello sopra citato non fa che incrementare lo stigma, con risultati deleteri anche per le persone bi reali che provano a intrecciare relazioni reali vedendole diventare terreno di altre discriminazioni. (13)

Sarebbe meglio creare più trame in cui la bisessualità dei personaggi non serva a sottolineare un tratto del loro carattere, una bizzarria o una peculiarità, ma sia una parte di loro che non toglie e non aggiunge nulla all’insieme. Come accade per le persone vere.

 

4.     Se un personaggio è bi resta tale

Per ogni Darryl Whitefeather che in Crazy Ex Girlfriend aveva relazioni significative con un uomo e poi con una donna, e nella canzone del suo coming out ci ricordava che essere bi non fosse “una fase” e che lui non fosse “confuso”, ci sono due o tre Alex Kelly che in The O.C. era definita “lesbica” quando stava con Marissa Cooper e veniva implicitamente ritenuta “etero” quando stava con Seth Coen. Per ogni Valencia Maria Perez che nella prima serie TV citata non smetteva di essere attratta dagli uomini solo perché stava con la sua compagna Beth senza tradirla, ci sono tante, fin troppe Marissa Cooper che fanno la spola tra unə partner e l’altrə, e vedono definire l’unica loro relazione saffica mostrata sullo schermo “squallida e contronatura” senza nessuna smentita. Impossibile non pensare a lei come a un’immatura con una spiccata preferenza per gli uomini, o a una che ha avuto un attimo di smarrimento e poi è “tornata all’eterosessualità”.

C’è un intero sistema di linguaggio per cui la bisessualità viene invalidata, fatto di “due sponde”, di “o etero o gay” e di compartimenti stagni in cui incasellare la sessualità umana che non combaciano con la natura. C’è un’intera società pronta a dimenticare il gran numero di celebrità bisessuali (anche coloro che, come Gianna Nannini, hanno fatto coming out nel 2002) (14) e definirle etero o gay a seconda dell3 partner del momento. Per questo le persone che, come Madame, si definiscono bi (sia pure disconoscendo l’impegno che c’è voluto per poterle permettere di dirlo con la tranquillità che ha manifestato) (15), hanno così tante scudisciate simboliche e scetticismo a seguito della dichiarazione.

Andrebbe reso noto, anche quando il personaggio è monogamo e/o fedelissimo, che non abbia scelto “da che parte stare” con la sua relazione. Dovrebbe essere chiaro, pur senza dichiarazioni altisonanti e lasciandolo trasparire dai fatti, che abbia scelto solo una persona da amare e con la quale impegnarsi.

Le persone gay o etero hanno il diritto di stare con una persona alta, bruna e grassa senza che l’attrazione possibile per quelle basse, con capelli di altri colori e con altre corporature ne sia invalidata. Perché le persone non monosessuali dovrebbero sempre dimostrare di potersi innamorare di più di un genere, sullo schermo o nella vita privata, per essere “credibili” (e poi magari vedersi dipingere solo come traditrici se lo fanno)?

 

5.     Non c’è bisogno di far girare tutta la caratterizzazione sull’essere bi…

Mai perdere di vista le basi della narrativa. Un uomo bisessuale può benissimo essere un tifoso sfegatato di una determinata squadra sportiva, un amante dei videogiochi, un ottimo ballerino e un buon padre tanto quanto lo sarebbero altri uomini. Una donna bisessuale può essere disordinata, una gran cuoca, dotata di una volontà d’acciaio sul lavoro e molto coraggiosa ed empatica come qualunque altra donna. E toglietevi dalla testa che la bisessualità debba avere una determinata espressione di genere. Un uomo bi ha il diritto di essere effeminato o convenzionalmente virile o un misto dei due a prescindere dalle persone di cui si innamora.

Una donna bi ha il diritto di essere mascolina o convenzionalmente femminile o un misto delle due a prescindere dalle persone di cui si innamora.

I personaggi bi non devono dimostrare nulla rispetto a quanto siano “convinti” di essere bi o a quanto si stiano ancora interrogando.

Non più di quanto debbano farlo donne e uomini omosessuali con, magari, una certa preferenza per camicie di flanella o per il rosa, che non è manco universalmente condivisa.

 

6.     … MA renderla parte della trama primaria può essere incoraggiato e incoraggiante

Come accennavo sopra, esistono molteplici casi in cui alle persone gay, lesbiche e transgender vengono riservate opere intere in cui la loro identità di genere o il loro orientamento sessuale e romantico ha un ruolo primario nell’economia della trama. Certo, stereotipi e tragicità o rappresentazioni caricaturali non sono mancati manco per loro, e infatti c’è un fior fiore di prove che può attestarlo. Si può sempre fare di meglio. (Anche con le persone asessuali, aromantiche, intersex e non binarie, che hanno pure meno visibilità…)

Ma un effetto positivo dell’avere tutti questi esempi in cui l’essere gay, lesbica o transgender siano stati discussi in primo piano nella storia è stato il rafforzamento della consapevolezza della loro esistenza. Questo accade di rado per le persone bi, e io stessa posso racimolare a malapena l’esistenza della serie TV The Bisexual di Desiree Akhvan riguardo all’esplorazione del concetto! L’opera in questione, dedicata al trasferimento di una donna bi in una nuova città dopo che la sua ex lesbica le aveva reso la vita impossibile nel suo circolino, e alla scoperta di nuovi modi di esprimersi in quanto bisessuale e di intessere relazioni, ha molto da spartire con gli spaccati di vita e le drammedie romantiche, ed è ancora irreperibile in Italia. Ci sono altri esempi? Probabile, ma mi sono sfuggiti tutti, e non solo a me!

L’esperienza bisessuale è unica e diversa rispetto a quella omosessuale ed eterosessuale, e meriterebbe di essere celebrata, nella sua essenza e nelle sue esperienze individuali, in opere che abbiano il coraggio di metterla al centro. Miti da sfatare inclusi.

 

7.     Le persone bi possono essere monogame o non monogame come chiunque altrə

Al netto dello stereotipo secondo cui essere bi significa doverlo dimostrare in continuazione avendo relazioni con più partner di più generi contemporaneamente, esistono persone bisessuali poliamorose o anarchiche relazionali. E non sono poche.

C’è chi direbbe che dovendo subire una doppia discriminazione dalla comunità omosessuale e dalla maggioranza etero, ed essendo additate come “pessime partner” e “incapaci di essere monogame” sulla base di un’idea sbagliata di ciò che la bisessualità sia, molte di loro siano state più inclini a interrogarsi sull’essenza delle relazioni e a mettere in discussione la mononormatività di cui il nostro mondo è purtroppo ancora intriso. (16) Anche questa comunità (e l’intersezione di queste due comunità) merita di essere rappresentata, al di là di stereotipi e tabù. È l’ennesimo caso in cui c’è una disinformazione paurosa e contribuisce solo a far sentire inadeguate e infelici troppe persone bisessuali e non, con tutta la ricchezza di punti di vista che mettere in discussione la norma porta con sé.

Ma… c’è un “ma”. La propensione maggiore che le persone bi possono, per statistica, aver dimostrato nell’esplorare alternative etiche alla monogamia sono un risultato di come vengono trattate e delle riflessioni che ne possono scaturire, non della bisessualità di per sé.

Io sono polisessuale e mi innamoro di una sola persona alla volta. Sono monogama, appagata dalla mia relazione singola, e niente affatto interessata ad avere più partner nello stesso momento. Esistono un sacco di persone che ricadono sotto l’ombrello bi e sono come me. Così come esistono gay, lesbiche, etero, asessuali che sono nelle non monogamie etiche, e che hanno troppie, polecole e relazioni anarchiche col pieno consenso delle persone interessate!

Non stereotiparci passa anche attraverso l’essere consapevoli della differenza tra ciò che è indotto e ciò che è naturale. Non esiste nessuna caratteristica “intrinseca” alla bisessualità che conduca alla non monogamia etica (o al tradimento, in quel caso non etica), e di questo ne parlava già il Bisexual Manifesto degli anni Ottanta, pubblicato sulla rivista Anything That Moves: “Non date per scontato che la bisessualità sia binaria o duogama per natura; che abbiamo ‘due’ facce o che dobbiamo avere simultaneamente relazioni con entrambi i generi per ritenerci soddisfatti come esseri umani. In verità, non date per scontato che esistano solo due generi.

E le dichiarazioni di Robyn Ochs, grandissima attivista bi dello stesso decennio, che ho tradotto nello stesso articolo da cui ho tratto la citazione precedente? Lei si definisce bisessuale perché riconosce in sé la potenzialità di essere attratta da più generi diversi o simili al suo – non per forza con la stessa intensità e non per forza nello stesso momento.

Da questo dovremmo anche ricavare che la bisessualità non escluda affatto chi è trans, checché ne dica lo stereotipo secondo cui significhi solo “attrazione per uomini e donne cisgender” e solo la pansessualità preveda chi cisgender non è. In verità, una larghissima percentuale di persone bi è transgender e/o non binaria. (17)

 

8.     Le persone bi possono anche fare un po’ schifo

Avete mai sentito parlare del Privilegio della Mediocrità? (18) Coniato nell’ambito dell’attivismo afroamericano ma poi espanso a molte altre minoranze, descrive il privilegio che abbiano le persone non nere (o quelle che non sono bisessuali, ai fini del mio articolo) di essere imperfette. Non avendo su di sé il peso di doversi far prendere seriamente da una maggioranza che discrimina, non sono tenute a rispondere con gentilezza, professionalità e cultura vastissima ad ogni attacco o provocazione, non sono tenute ad essere moralmente irreprensibili, non sono tenute a istruire e illuminare chiunque si palesi sul loro cammino, e possono permettersi di essere qualunquiste o persino meschine senza rappresentare null’altro che se stesse.

Di solito i personaggi appartenenti a qualche gruppo marginalizzato – così come le persone reali dello stesso gruppo che acquisiscono una certa fama – sono in numero esiguo. Non avendo abbastanza esempi sottomano con cui spartire questa parte della loro identità, si assumono il dovere di farsi portavoce di istanze che riguardano una comunità intera.

Inutile girarci attorno: persone bisessuali promiscue, inaffidabili, infedeli, immorali, ambigue e indecise esistono. Persone biromantiche immature, disoneste, cattive e deplorevoli esistono. Come esisterebbero per qualunque altra categoria umana. 

Quindi, in virtù della complessità del genere umano, avrebbero il diritto di essere rappresentate senza dover essere un modello di virtù per riscattare tutte le persone bi discriminate e stereotipate.

Il problema sorge quando di rappresentazioni ce ne sono troppo poche. Inevitabile che a quelle poche le persone bisessuali e biromantiche puntino gli occhi addosso, sperando di avere di meglio rispetto ai soliti cliché.

Io spero veramente che, a forza di normalizzare sempre di più l’esistenza dei personaggi bi senza nessuna ragione in particolare, così, semplicemente perché la bisessualità negli esseri umani esiste, ci libereremo anche dal fardello di dover dimostrare di essere persone perbene ad ogni costo. Spero che ci libereremo anche dall’aspettativa di doverci dimostrare molto meglio di coloro che ci disprezzano, per meritare di essere trattate bene. Perché umanizzarci collettivamente è restituirci anche il diritto di fare individualmente schifo. Senza pretendere da noi alcun superpotere.

 

9.     Usiamo questa parolina magica

Il risultato dell’invisibilizzare così tanto le persone bi è che anche la maggior parte delle celebrità bi faticano a dichiararsi tali. Dunque per chi è bisessuale c’è una grande difficoltà a trovare modelli di riferimento del proprio stesso orientamento sessuale e/o romantico dichiarato.

È tutto un fiorire di “non mi do etichette, sono fluidə, mi innamoro dell’anima”, mentre non c’è la stessa sollecitudine a dimostrarsi al di sopra delle definizioni da parte di persone dichiaratamente gay e lesbiche – e questo anche se l’omofobia è un’oppressione sistemica!

Io già solo da questa reticenza, tipica di chi è non monosessuale, a definirsi, capirei che ci sia addirittura uno stigma maggiore nei confronti della bisessualità, proprio perché viviamo in un mondo che la ignora, cancella, invalida e ascrive all’essere o etero o gay in modo schematico e rigido – vale a dire a seconda delle relazioni che abbiamo, portandoci via il diritto all’autodeterminazione perché sembra sempre che sia qualcunə di esternə a decidere per noi.

Intendiamoci: a un livello individuale ogni persona ha il diritto di prendere o rigettare qualunque nomenclatura non senta adatta a sé o percepisca come ingabbiante. Ma quando tantissimi individui fanno lo stesso sono espressione di un problema più ampio. Un problema che va affrontato, al posto di ridurlo a gusti personali innocui e neutrali.

Quindi, anziché parlare sempre di “persone che si spingono verso le altre persone per l’emozione che generano” (come se questo non valesse per chi è etero o gay…), “personaggi che sono fluidi nella loro attrazione per altre persone” (come se avessimo il superpotere di diventare una pozza d’acqua…), e “persone che nel loro cuore non si danno un’etichetta” (di nuovo, come se questo non valesse per chi è etero o gay…), forse dovremmo avere il coraggio di usare, finalmente, il termine “bisessuale” in maniera meno sporadica.

Non è una parolaccia. Può salvare vite. Può indurre a tante ricerche e scoperte. Può far sentire validate un sacco di persone. Ce la possiamo fare senza che l’opera ne risenta di un millimetro. Anzi, ci sono molti elementi per dire che ne guadagnerebbe soltanto.

 

10.  Bisogna affrontare la comunità bisessuale e biromantica

Magari i problemi delle persone bi si esaurissero in questo articolo. So di aver esplicitato solo un puntolino nell’universo. Ma va da sé che come esseri umani abbiamo bisogno di narrazioni che ci prevedano, e che non finiscano sempre in malora, suggerendoci che questa parte di noi conduca ad alienazione e sofferenza costanti.

Di fatto, le persone bisessuali sono così sottorappresentate che hanno apprezzato addirittura personaggi bi stereotipati e problematici come Bo, Oberyn Martell e Capitan Jack, semplicemente perché nell’universo in cui erano calati la loro ipersessualizzazione e promiscuità esprimevano il potere sovversivo di sfidare la sessuofobia. Allo stesso tempo, non ha impedito loro di criticarli perché ricalcavano uno stereotipo.

BProud ha giustamente incoraggiato il pubblico ad andare oltre il lodare i personaggi bi per il solo fatto di esistere, o denigrarli perché stereotipati. Si può partire da questo per riflettere una volta di più sulla definizione di rappresentazione bisessuale, capire quando appare e quando scompare, capire di cosa si può fare a meno e cosa andrebbe mantenuto in quanto umano, veritiero e di grande ispirazione. (19)

Nessuna di queste cose, però, sarebbe possibile senza chi questi personaggi li crea ancora e ancora.

Ecco perché questo articolo lo dedico a coloro che non si sentono minacciat3 da una minoranza che fa delle richieste e ci tengono a scrivere con criterio. Coloro che non fanno del concetto di “arte per arte” l’ultimo baluardo della libertà d’espressione. Coloro che sanno che la libertà artistica possa coesistere col prendersi le proprie responsabilità rispetto al raccontare di persone storicamente oppresse. Coloro che sono abbastanza sensibili da voler creare personaggi diversi in modo consapevole, che abbiano una pluralità di storie e di archi narrativi da svelare.

Fate davvero la differenza, e vi ringrazio come collega, polisessuale e fruitrice delle vostre opere.


Fonti:

  1. https://www.intersezionale.com/2021/08/24/siamo-tutti-un-po-bisessuali/
  2. https://www.spaghettipolitics.com/?p=25811
  3. https://www.intersezionale.com/2021/11/22/straight-passing-privilege-cose-e-perche-non-esiste/
  4. https://www.degenderatemagazine.com/blog-detail/post/113011/libert%C3%A0-di-definirsi-
  5. https://glaad.org/files/WWAT/WWAT_GLAAD_2016-2017.pdf
  6. https://www.degenderatemagazine.com/blog-detail/post/153135/potere-sovversivo-della-parit%C3%A0
  7. https://bi.org/en/articles/when-sexual-fluidity-is-turned-against-us
  8. https://en-academic.com/dic.nsf/enwiki/313170
  9. https://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/Main/PseudoRomanticFriendship
  10. https://www.vox.com/2016/3/25/11302564/lesbian-deaths-television-trope
  11. https://thevision.com/attualita/lesbiche-invisibili-societa/
  12. https://www.facebook.com/qu33rriot/photos/a.270334417178904/771346843744323/
  13. https://cadenaser.com/programa/2021/07/23/hora_25/1627068295_212703.html?fbclid=IwAR25BZc6DDIoqqjokExhJMM6BW-wQRn3IpeG5ZlxmAcG2acp4cPI3ZG6-hk
  14. http://www1.adnkronos.com/Archivio/AdnAgenzia/2002/06/25/Spettacolo/Musica/MUSICA-GIANNA-NANNINI-SONO-BISESSUALE_133600.php
  15. https://www.gaypost.it/madame-coming-out-sono-bisessuale
  16. https://www.wordsense.eu/mononormative/
  17. https://www.intersezionale.com/2021/07/22/lalleanza-bi-e-trans-oltre-il-binarismo-di-genere/
  18. https://www.nytimes.com/2021/09/30/t-magazine/mediocrity-people-of-color.html
  19. https://www.bproud.it/wordpress/rappresentazione-bisessuale-cosa-significa/#:~:text=Questo%20fa%20riferimento%20al%20caso,persone%20bi%2B%20come%20individui%20completi

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